Si avvicinano gli appuntamenti più importanti per il governo Conte. Il 27 settembre l’esecutivo dovrebbe presentare la nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (DEF) e per ottobre dovrebbe iniziare la discussione sulla Legge di Bilancio. L’approssimarsi di queste scadenze avvicina anche la riforma previdenziale su cui il governo si gioca buona fetta della sua credibilità e del suo gradimento verso l’elettorato. Per questo la riforma delle Pensioni, la quota 100 e la nuova pensione di anzianità con 41 anni e 6 mesi di contribuiti versati sono gli argomenti più dibattuti delle ultime giornate.

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Vediamo adesso il punto della situazione per le due misure e chi potrebbe sfruttarle una volta entrate in vigore, se davvero l’esecutivo manterrà fede a promesse e impegni presi.

Si converge sui 62 anni di età

Una novità che va registrata sempre su quota 100 è che prende corpo sempre di più l’ipotesi quota 100 con 62 anni di età e 38 di contributi. Anche l’economista Alberto Brambilla, per molti la mente dei programmi previdenziali della Lega, sembra avallare la proposta che Matteo Salvini giorni fa, durante la trasmissione “Porta a Porta”, ha presentato.

Sembra tramontare dunque l’ipotesi di quota 100 con 64 anni di età e 36 di contributi della quale anche il Presidente del Centro Studi Itinerari Previdenziali era fermo sostenitore. Brambilla infatti, come riporta l’Ansa, sembra aver aperto alla quota 100 con età minima a 62 anni proposta dal Vice Premier Salvini. Tutto quindi sembra convergere sulla via tracciata dal leader del “carroccio” che non vuole assolutamente far nascere una misura che in qualche modo penalizzi i lavoratori rispetto all’Ape sociale.

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La pensione a 63 anni prevista dall'Ape sociale potrebbe scomparire perché la misura sarebbe sacrificata per quota 100. Ecco perché, per Salvini, una quota 100 che mandi in pensione i lavoratori un anno dopo l'uscita anticipata dell'Ape sociale è improponibile.

I contribuiti previdenziali necessari sono tanti

Dalle analisi dei costi, come quelle presentate dalla società “Tabula”, guidata da Stefano Patriarca, quota 100 nella versione a 62 anni costerebbe 8,5 miliardi per il 2019 e 11 miliardi all’anno per gli anni successivi.

Se a questa misura si dovesse davvero aggiungere la nuova pensione anticipata di cui si parla, quella che dovrebbe consentire ai lavoratori la pensione con 41 anni e 6 mesi di contributi versati, senza limiti di età, il costo salirebbe a 13 miliardi il primo anno di avvio e 20 miliardi a regime. In attesa che il governo presenti il piano delle coperture finanziarie, perché alle proposte adesso devono seguire i fatti, trovando le dotazioni finanziarie, il quotidiano “Il Sole24Ore” presenta quello che viene definito l’identikit dei possibili beneficiari di quota 100 e di quota 41,6.

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Il giuslavorista ed economista Giuliano Cazzola specifica come le misure che il governo ha in cantiere agevoleranno l’uscita, nella stragrande maggioranza dei casi, a determinati lavoratori. Cazzola parla dei baby boomers, cioè di lavoratori con carriere lunghe e continue, che hanno iniziato a lavorare molto presto come età. Chi sono i baby boomers? In linea generale, come riporta il Sole24Ore, lavoratori maschi, residenti in Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna, che hanno accumulato un numero di contributi piuttosto elevato proprio perché sono riusciti a trovare occupazioni stabili e durature.

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In base alle attuali statistiche sulle pensioni anticipate infatti, il 78% di queste quiescenze anticipate è appannaggio di uomini e per il 50% delle prestazioni, l’area di erogazione è il nord Italia (solo in Lombardia c’è il 20% delle pensioni anticipate oggi erogate). Per contro, Umbria, Basilicata, Calabria, Sardegna e Molise, oltre a Trentino e Valle d'Aosta sono le regioni dove incidendo numericamente di meno le attuali pensioni anticipate, inciderebbero di meno anche le eventuali quota 100 e quota 41,6.

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