Vertice a Palazzo Chigi sulla legge di Bilancio 2019, i ministri del Governo Conte hanno fatto il punto della situazione sulle misure da introdurre nella manovra: dalla riforma delle pensioni al reddito di cittadinanza, dalla riduzione della pressione fiscale ai fondi per risarcire i truffati delle banche. Nessun passo indietro da parte dell’esecutivo, ci saranno in buona parte le misure annunciate nei giorni scorsi, che già di fatto erano state messe nero su bianco nel contratto di governo, a cominciare da quelle sulle pensioni: quindi il superamento della legge Fornero con quota 100, la proroga di Opzione donna, la quota 41 per i lavoratori precoci, l’aumento delle pensioni minime a 780 euro al mese e il taglio agli assegni d’oro superiori a 4.500 euro mensili nella parte non coperta dai contributi previdenziali.
Pensioni, il governo gialloverde sta finendo di mettere a punto la manovra
“Semplicemente stiamo finendo di mettere a punto questa manovra, perché – ha detto il vicepremier pentastellato dopo la riunione nella sede della Presidenza del Consiglio – vogliamo essere più chiari possibile. Io ho sempre detto – ha aggiunto Luigi Di Maio in un collegamento in diretta a Dimartedì su La 7 – che nel 2020 e nel 2021 possiamo abbassare il debito con gli investimenti, con il fatto che facendo il reddito e le pensioni di cittadinanza e superando la legge Fornero aumenta la possibilità di spendere e quindi – ha sottolineato - si favorisce la crescita. Stiamo lavorando – ha detto il vicepremier pentastellato - a nuove coperture per abbassare il debito più velocemente”.
Il ministro Di Maio: avanti con il superamento della riforma pensioni Fornero
Nessun dietrofront rispetto al 2,4% del rapporto decifit/Pil. “Deve essere chiara una cosa: sul 2,4% non si arretra, sui 10 miliardi per il reddito di cittadinanza non si arretra. Sulla legge Fornero non si arretra, sulla pensione di cittadinanza non si arretra. Queste – ha sottolineato il leader del Movimento 5 stelle - sono le nostre battaglie. Misure finalizzate porre fine a quelle che viene definita “macelleria sociale fatta in questi anni con il Jobs act, la legge Fornero, con le truffe delle banche. Io – ha detto il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali - devo guardare a quella gente. Io – ha proseguito - non posso essere a 32 anni il liquidatore fallimentare dell’Italia, io non posso mettermi a guardare qualche numerino. Noi – ha ribadito Di Maio - dobbiamo fare un atto di coraggio e far crescere il Paese aiutando la gente”.