L'introduzione della famosa quota 100 potrebbe aggiungere un ulteriore tassello ad una riforma del TFR, o del TFS che dir si voglia, che sia con il Decreto Salva Italia prima e con la Legge di Stabilità del 2014 poi, ha subito un'importante ridimensionamento per quanto riguarda gli importi riconosciuti ai lavoratori dipendenti. In particolare ai dipendenti pubblici. Queste ultime disposizioni legislative infatti avevano permesso un allungamento dei tempi tecnici necessari per il riconoscimento di quanto maturato durante la vita lavorativa.

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Non solo, ma consentivano il pagamento del TFR al lavoratore in un maggior numero di rate. Ora, l'introduzione di quota 100 potrebbe costringere il Governo M5S - Lega a dover introdurre delle penalizzazioni in particolare ai dipendenti della Pubblica Amministrazione che volessero andare in pensione anticipata.

Le motivazioni delle possibili penalizzazioni

Il motivo principale che potrebbe indurre il Governo a introdurre delle penalizzazioni per chi desiderasse usufruire di quota 100 è dovuto fondamentalmente all'aumento di spesa pubblica necessario per pagare queste Pensioni.

In base alle stime del Governo infatti, oltre ai pensionamenti naturali del 2019 si calcola che almeno altri 400 mila lavoratori sfrutteranno quota 100 per uscire anticipatamente dal mondo del lavoro. A questa spesa previdenziale già messa in conto dal Governo andrebbero aggiunte le liquidazioni da pagare nel 2019 ai dipendenti della Pubblica Amministrazione. Spesa che potrebbe non essere stata prevista dai tecnici del Ministero del Lavoro e da quelli del Ministero dell'Economia. Di conseguenza, potrebbero non trovarsi le coperture finanziarie necessarie. Costringendo il Governo ad introdurre le temute penalizzazioni.

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Il pagamento del TFR ai dipendenti pubblici secondo le norme attuali

Per il momento a disciplinare le tempistiche di pagamento del TFR dei dipendenti pubblici è il Decreto Salva italia del 2011 introdotto dall'allora Governo Monti. In base a queste disposizioni, il TFR ha tre tempistiche di pagamento possibili. In primo luogo, il TFR non può essere pagato prima di 105 giorni se l'uscita dal lavoro del dipendente pubblico è dipesa dal decesso dello stesso o per una sua inabilità sopravvenuta. In secondo luogo, il TFR non può essere pagato prima di 12 mesi dal collocamento a riposo per raggiunti limiti di età.

Infine, Il TFR non può essere pagato prima di 24 mesi in caso di dimissioni del lavoratore o di pensionamento anticipato. E questo sarebbe il caso in cui rientrerebbe chi volesse usufruire di quota 100. Inoltre, la legge consente un ulteriore periodo di tollerabilità di 3 mesi per consentire all'Inps il pagamento della prima rata. Di conseguenza, il lavoratore che usufruisse del pensionamento anticipato con quota 100 potrebbe dover attendere anche 27 mesi per ricevere la prima rata della liquidazione.

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Inoltre la Legge di Stabilità 2014 ha aggiunto un ulteriore svantaggio per i dipendenti pubblici: il TFR è pagato in unica soluzione solo nel caso in cui l'importo da corrispondere sia inferiore ai 50000 euro. Per importi superiori a tale cifra, la liquidazione verrà corrisposta a rate. Più precisamente per importi compresi tra i 50000 e i 100000 euro la liquidazione verrebbe corrisposta in due rate a distanza di 6 mesi l'una dall'altra. Per importi superiori ai 100000 euro, invece, la liquidazione verrebbe corrisposta in tre rate anche queste a 6 mesi di distanza l'una dall'altra.

I costi del TFR per lo Stato a causa di quota 100

Secondo le stime del Governo, dei 400 mila pensionamenti anticipati attesi per il 2019 circa il 40%, cioè 160000 in tutto, riguarderanno lavoratori dipendenti della Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, lo Stato quale datore di lavoro dovrà farsi carico del pagamento delle loro liquidazioni. Con le normative attuali descritte sopra vuol dire che lo Stato dovrà pagare la prima rata a partire dal 2021. E dato che l'importo mimo della prima rata è, come detto, di 50000 euro lo Stato dovrà stanziare almeno 8 miliardi di euro per tali pagamenti. Di fatto, dato che le risorse stimate per la riforma previdenziale ammontano esattamente a 8 miliardi di euro, questo significherebbe un raddoppio della spesa pubblica necessaria.

Per tale motivo il Governo M5S-Lega starebbe valutando due differenti soluzioni per risolvere il dilemma. Una prima ipotesi consisterebbe in un ulteriore allungamento dei tempi per il pagamento della liquidazione dei dipendenti pubblici. In questo caso si starebbe valutando di pagare la prima rata al compimento dei 67 anni d'età da parte del lavoratore. Questo vuol dire che quest'ultimo dovrebbe attendere altri 5 anni per iniziare a vedere la propria liquidazione. La seconda ipotesi sarebbe quella di far intervenire il sistema bancario privato per il pagamento delle liquidazioni ai lavoratori. Sarebbe poi il Tesoro a rifondere il prestito.