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Insieme al pacchetto previdenza e quindi alla quota 100, il reddito di cittadinanza è l’altra misura cardine della manovra. Le due misure che da tempo rappresentano i capisaldi della legge di Bilancio del governo giallo-verde sono state il pomo della discordia tra governo nazionale e Commissione Europea. Dopo l’accordo trovato ieri, con la riduzione del deficit dal 2,4% al 2,04%, il nostro esecutivo è stato costretto a ridurre i soldi messi a disposizione per le due misure.

Nel caso specifico del reddito di cittadinanza, ci sono 2 miliardi in meno, perché si è passati da 9 miliardi di euro a 7,1. L’impianto della misura e la data di start-up restano i medesimi e adesso i dubbi riguardano proprio le cifre.

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Erano troppi quelli stanziati in origine o sono pochi quelli messi nel piatto adesso? Da fonti vicine al dossier manovra si guarda con ottimismo alla riuscita di questa operazione con la misura che come programma partirà ad aprile con la soglia Isee fissata a 9.300 euro l’anno e con il sussidio base per mese pari a 500 euro.

La platea di destinatari

Secondo un articolo del quotidiano “Il Tirreno”, la misura dovrebbe interessare 5 milioni di italiani che oggi sono sotto la soglia della povertà. Come dicevamo, le condizioni di disagio atte a poter rientrare nel perimetro di applicazione di questa misura resta l’Isee con il limite massimo di cui da tempo si parla di 9.300 euro. Con il minor gettito in termini di coperture, evidente che si tenderà a limitare il raggio di azione della misura.

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Ecco che spuntano alcuni paletti restrittivi, a partire dagli immobili di proprietà. Probabile l’esclusione per chi possiede un secondo immobile e dentro anche un limite relativo al patrimonio mobiliare, cioè quello dei soldi in banca a qualsiasi titolo detenuti. Si ipotizza una soglia molto bassa di disponibilità di soldi negli istituti di credito, tra 5mila e 10mila euro. Inoltre, potrebbero entrare in gioco le autovetture di proprietà, con esclusione dal sussidio o riduzioni (farà chiarezza il decreto) per chi ha auto sopra gli 80 cavalli.

Gli importi del sussidio

In premessa abbiamo parlato di assegno base di 500 euro, perché per arrivare ai 780 euro che la misura prevedeva in origine, si deve considerare un contributo figurativo relativo proprio agli immobili posseduti. Il contributo figurativo sarà appannaggio solo di chi non ha immobili di proprietà e sarà proprio di 280 euro al mese. Infatti detenere la casa di abitazione in proprietà dovrebbe abbattere il sussidio del cosiddetto affitto imputato [VIDEO].

Il sussidio dovrebbe crescere e superare i 780 euro in base ai familiari a carico ed in base all’indice di equivalenza che si utilizza per l’Isee, quello usato dall’Ocse. Nello specifico si dovrebbero percepire 312 euro per il coniuge a carico e 156 per figlio a carico. In sostanza, una famiglia con numeri classici, cioè con due coniugi e due figli percepirà 1.404 euro.

Altre notizie utili

La misura sarà fruibile da cittadini italiani ma anche da stranieri [VIDEO] purché residenti in Italia da almeno 10 anni consecutivi ed il sussidio verrà erogato per 18 mensilità. I beneficiari dovranno impegnarsi in corsi di formazione, dedicarsi alla ricerca di lavoro, svolgere 8 ore di lavori socialmente utili a settimana e non rifiutare più di 2 o 3 Offerte di lavoro proposte dagli Uffici di Collocamento. Sembra certo, come propone da tempo la Lega, che il sussidio percepito dal beneficiario potrebbe essere ereditato dalle aziende presso cui troveranno lavoro i fruitori del reddito di cittadinanza. In base alla struttura della misura, i soldi di sussidio non verranno erogati per contanti, ma tramite carta di credito predisposta ad hoc. Una social card che permetterà alle istituzioni di controllare anche le spese effettuate con i soldi del sussidio. Infatti, le erogazioni potranno servire solo per l’acquisto di beni considerati di primaria necessità e solo in esercizi commerciali italiani. Trapela anche un’altra indiscrezione che vuole le somme erogate non caricate tutte sulla carta ma utilizzabili solo tramite pagamento diretto tra Ministero ed esercizi commerciali. Questo perché i soldi non spesi durante il mese di erogazione non potranno cumularsi, ma torneranno indietro allo Stato.