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Una delle misure più attese della manovra finanziaria era senza dubbio la pensione di cittadinanza, l’intervento sulle Pensioni minime che soprattutto il vice premier Di Maio aveva intenzione di varare. Le direttive della UE, con le osservazioni mosse alla legge di Bilancio da parte della Commissione Europea hanno imposto il taglio delle dotazioni della manovra, cioè una riduzione dei fondi per le misure in cantiere. Per evitare l’avvio di sanzioni contro l’Italia da parte di Bruxelles e per ottenere l’ok alla legge di Bilancio, [VIDEO] l’esecutivo sembra costretto a rivedere molti dei capitoli di spesa per ridurre lo sforamento del deficit dal 2,4% al 2,04%, come voluto proprio dalla UE.

Meno soldi in manovra significa che molte delle cose su cui si lavorava e molte delle misure promesse potrebbero subire cambiamenti o addirittura potrebbero slittare. Il quotidiano romano “Il Messaggero” con un articolo mette in luce il probabile slittamento della pensione di cittadinanza all’anno 2020.

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Pensione di cittadinanza posticipata

Se ne potrebbe riparlare a 2019 in corso, con una legge delega, o addirittura nella finanziaria di fine 2019 per un suo ingresso nell’ordinamento solo per il 2020, questo quanto asserisce il quotidiano Il Messaggero nel suo articolo do oggi 18 dicembre. I motivi di questo slittamento della pensione di cittadinanza è la riduzione delle dotazioni finanziarie a copertura del reddito di cittadinanza, misura che al suo interno doveva contenere proprio l’intervento sulle pensioni minime. La misura, che prevedeva di far salire le pensioni sotto la soglia di povertà [VIDEO] certificata dall’Istat a 780 euro al mese (cifra che è proprio la soglia della povertà dell’Istituto di Statistica), resterà solo una promessa, almeno per l’anno venturo.

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Per ridurre il costo del reddito di cittadinanza e per permettere di varare questa importante misura che sta tanto al cuore al M5S, il sacrifico sarebbe proprio la pensione di cittadinanza. Insieme al reddito di cittadinanza sarebbe dovuto salire a 780 euro al mese anche l'importo minimo dei trattamenti previdenziali erogati dall'Inps. Già si pensava ad inserire nel sistema il meccanismo dell’Isee per verificare davvero la necessità di ogni singolo pensionato di vedersi aumentare l’assegno di pensione. Invece, gioco forza, la misura dovrà attendere ancora.

Indicizzazione delle pensioni

Sempre in tema di pensioni e soprattutto di importi delle pensioni, un altro rinomato quotidiano, “Il Sole 24 Ore”, mette in risalto novità sulla perequazione delle pensioni e sugli aumenti che arriveranno a molti pensionati con il rateo di gennaio.

Nel maxi emendamento che l’esecutivo deve varare a correzione della manovra come imposto da Bruxelles, l’adeguamento delle pensioni al tasso di inflazione certificato dall’Istat dovrebbe avvenire sulla base di 5 fasce.

Il tasso di inflazione è pari all’1,1% e le pensioni che godranno dell’aumento pieno, pari al tasso di aumento del costo della vita saranno solo quelle di importo fino a 1530 euro lordi al mese, cioè fino a quelle al di sotto o pari a 3 volte il minimo. Più salgono le pensioni e più si riduce la percentuale applicata per l’adeguamento.

Il 95% del tasso di inflazione sarà applicato alle pensioni comprese tra 3 e 4 volte il minimo, l’80% per quelle tra 4 e 5 volte il minimo, il 60% per quelle fino a 6 volte il minimo e il 50% per quelle più alte.