Nel sistema pensionistico entrano quota 100 e opzione donna, e viene confermato l’Ape sociale. Il sistema adesso si è dotato di ulteriori misure e tutte con il carattere della flessibilità in uscita. Alle Pensioni di vecchiaia, pensioni anticipate, deroghe e scivoli vari, per i lavoratori che cercano di andare in pensione, la scelta è vasta. Con le novità del nuovo governo però è altrettanto vero che la confusione è tanta, con misure che spesso necessitano dei dovuti approfondimenti per permettere a tutti di avere chiaro il quadro delle possibilità di uscita dal lavoro.

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Il quotidiano Il Sole 24 Ore ha pubblicato oggi un'area a tema con un dossier pensioni abbastanza eloquente su ciò che bisogna sapere oggi in materia previdenziale. Una cosa certa è che da quest’anno si può lasciare il lavoro dai 59 ai 67 anni ed il più delle volte la scelta su quando e come uscire verrà lasciata ai lavoratori.

Pensione a 62 anni

La più importante novità è sicuramente la nuova pensione centrabile con 62 anni di età e 38 di contributi come soglie di partenza, cioè quota 100. Le prime pensioni erogate a coloro che vengono già chiamati “quotisti” scatteranno ad aprile, ma solo per quanti hanno centrato la quota entro la fine del 2018.

Per gli altri, attesa di 3 mesi se lavoratori provenienti dal settore privato e 6 mesi nel pubblico impiego per il quale la prima finestra utile di uscita è a luglio 2019. La misura come dicevamo, consentirà di accedere alla quiescenza con almeno 62 anni di età e con almeno 38 anni di contributi versati e quindi sul campo le soluzioni restano 62+38, 63+38, 64+38. 65+38 e 66+38. Inevitabile la riduzione di pensione che subiranno coloro che sceglieranno la via di quota 100, perché c’è da fare i conti con il minor numero di anni contributivi versati e con coefficienti di trasformazione dei contributi in pensione più negativo.

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Nella misura anche il divieto di cumulo della pensione con altri redditi da lavoro ad esclusione di quelli da lavoro autonomo occasionale e fino al tetto massimo di 5.000 euro.

Da opzione donna alle pensioni di vecchiaia

Altra novità sarà opzione donna, misura già utilizzata in passato e adesso riattivata. Le donne potranno lasciare il lavoro purché nate entro la fine del 1960 se lavoratrici dipendenti ed entro il 1959 se autonome. Servono almeno 35 anni di contributi con pensione calcolata con il penalizzante sistema contributivo anche per coloro che rientravano nel sistema retributivo o misto.

Confermata per un altro anno l’Ape sociale che permette l’uscita a 63 anni. Una misura che è destinata a soggetti disagiati, gli stessi della quota 41 per precoci, altra misura fruibile nel 2019. Disoccupati, invalidi, caregivers e lavori gravosi le categorie di soggetti che rientrano nel perimetro di applicazione dell’Ape sociale o di quota 41. Per i lavoratori alle prese con una attività gravosa, necessari 36 anni di contributi, mentre ne servono 30 per gli altri. Per quota 41 necessario che un anno di contributi dei 41 necessari, sia versato prima dei 19 anni di età.

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La pensione di vecchiaia insieme alle pensioni di anzianità, sono e restano i due pilastri del sistema. Le pensioni anticipate, cioè le ex pensioni di anzianità (le ribattezzò così la Fornero), si centrano anche nel 2019 con 42 anni e 10 mesi di contributi versati per gli uomini e con un anno in meno per le donne. Il governo infatti ha resettato il previsto aumento di 5 mesi per l’aspettativa di vita, ma nella misura ha inserito le finestre mobili che spostano la decorrenza delle pensioni anticipate di 3 mesi dalla data in cui si raggiungono i requisiti. Reset che non è avvenuto per le normali pensioni di vecchiaia che si centrano con 67 anni di età e con 20 anni di contributi. In questo caso l’età pensionabile è salita di 5 mesi rispetto alla soglia valida al 31 dicembre 2018. A 67 anni è salita anche la soglia per gli assegni sociali, quelli che non prevedono periodi di contribuzione ma solo l’età anagrafica come requisiti. Stessa età anche per le deroghe Amato e per l’opzione Dini, che continueranno a permettere la pensione con solo 15 anni di contributi versati. Resta attiva anche la pensione in regime lavori usuranti che consente l’uscita a 61 anni e 7 mesi di età insieme a 35 anni di contributi versati. Inoltre, tornando a quota 100, grazie ai Fondi di Solidarietà Bilaterali, chi si trova a 3 anni dal centrare i requisiti da quotista, potrebbe venire pre-pensionato dall’azienda che gli erogherebbe un assegno straordinario di importo pari alla pensione teorica con la quota 100. Fuori dal lavoro quindi già a 59 anni, ma necessario accordo tra azienda e rappresentanti dei lavoratori, alla stregua dell’isopensione, anche questa ancora attiva che permette un pre-pensionamento di 7 anni per i lavoratori di aziende che hanno attivato procedure di turnover e ricambio generazionale allo scopo di perseguire obbiettivi di innovazione.