Il Governo Conte è giunto ormai agli ultimi ritocchi sul maxi decreto unico riguardante l'introduzione delle misure in campo previdenziale come reddito di cittadinanza e quota 100. Stando a quanto affermato dal quotidiano "Il Messaggero", però, molte categorie di lavoratori potrebbero rimanere esclusi. Si tratta del comparto sicurezza, delle lavoratrici e soprattutto dei giovani che potrebbero rimanere penalizzati dalla nuova riforma pensionistica.
Ultime modifiche al decreto prima del varo
Prima di arrivare in Consiglio dei Ministri per il varo definitivo e la successiva entrata in vigore delle misure, infatti, l'esecutivo giallo-verde sta valutando le ultime modifiche da introdurre e le varie ipotesi per sciogliere i vari nodi rimasti ancora aperti come quello riguardante il Trattamento di Fine Servizio per i dipendenti della Pubblica Amministrazione.
Una delle modifiche del decretone, riguarda il pensionamento degli appartenenti al comparto sicurezza, i quali potrebbero essere tagliati fuori dalla nuova riforma pensionistica targa Lega-Movimento 5 Stelle: con il meccanismo della Quota 100 si darà la possibilità di anticipare l'uscita dal mondo lavorativo dopo il raggiungimento di almeno 62 anni di età anagrafica unitamente ai 38 anni di versamenti contributivi; cosa che non potrebbe verificarsi per il comparto sicurezza visto che, secondo le regole vigenti i militari e le forze di polizia potrebbero lasciare il lavoro molto tempo prima, in alcuni casi anche all'età di 53 anni.
Donne e giovani esclusi da Quota 100
Tuttavia, anche le lavoratrici e i giovani potrebbero andare incontro ad una nuova eslcusione alla misura dal momento che, per loro potrebbe risultare difficile raggiungere i requisiti previsti dalla Quota 100 visto che la loro carriera contributiva è stata segnata da periodi di interruzione e molto spesso si ritrovano con vuoti contributivi.
Per le lavoratrici, infatti, il Governo ha provveduto alla proroga del regime sperimentale donna fino al 2020 con lo scopo di consentire l'uscita anticipata a partire dai 58 anni di età anagrafica sommando i 35 anni di anzianità contributiva e accettando un ricalcolo contributivo dell'assegno pensionistico.
Inoltre, prima dell'approvazione del decreto attuativo, resta da sciogliere il nodo legato al Tfr dei dipendenti pubblici, i quali potrebbero ricevere la liquidazione solo dopo aver raggiunto i 67 anni previsti dalla precedente Riforma Fornero. Tuttavia, si ipotizza un prestito ponte attraverso alcuni accordi con le banche.