Il governo Conte ha finalmente messo nero su bianco la novità previdenziale più importante della sua manovra di Bilancio, cioè la quota 100. Dopo il maxi vertice di maggioranza di oggi 17 gennaio, il decreto su Pensioni e reddito di cittadinanza finalmente arriva in Consiglio dei Ministri per la pubblicazione ufficiale. Il quotidiano “Il Corriere della Sera” ha pubblicato il testo integrale del decreto, con tutti i suoi articoli spalmati su 24 pagine.

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Che sia stata mantenuta o meno la promessa di superare la legge Fornero o di dotare il sistema di maggiore flessibilità è questione di punti di vista, ma la nuova misura consentirà ad una platea di 315mila lavoratori, di poter scegliere di anticipare la quiescenza rispetto alle attuali norme previdenziali. Una opzione avviata in maniera sperimentale e funzionante solo per tre anni, dal 2019 al 2021. Come funziona quota 100, il nuovo canale di uscita con anticipo fino a 5 anni rispetto alla pensione di vecchiaia, è un quesito che trova le risposte nel testo del decreto che verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale per la sua entrata in vigore dopo il via libera del CDM di questa sera.

In pensione 5 anni prima

La quota 100 parte da due vincoli ben precisi in termini di requisiti utili alla sua fruizione. Occorrono 62 anni di età e 38 di contributi per entrare nella platea di aventi diritto a questo trattamento pensionistico anticipato. Sono le due soglie minime da centrare con il limite dei 38 anni di contributi che è quello che ha fatto più discutere. Infatti, il rilevante numero di contributi previdenziali richiesti come soglia minima per la misura, sembra orientare la stessa verso lavoratori “più fortunati”, quelli che hanno avuto carriere lavorative lunghe e continue, lasciando fuori dal perimetro di applicazione di quota 100 molte donne, lavoratori stagionali, edili e agricoli.

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I numeri che accompagnano il varo della misura infatti sembrano confermare questa tesi con quasi mezza platea di potenziali aventi diritto che dovrebbero provenire dal lavoro nel Pubblico Impiego, notoriamente caratterizzato da continuità lavorativa. La pensione con quota 100 non prevede la decorrenza dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si maturano i requisiti, ma è basata sul meccanismo delle finestre. Bisogna attendere 3 mesi nel lavoro privato e 6 mesi nel pubblico impiego.

Le uscite e le decorrenze

Il sistema a finestre prevede l’apertura della prima ad aprile 2019. Potranno ricevere il primo rateo di pensione da quotisti, coloro che hanno raggiunto i requisiti entro la fine del 2018. Per chi invece andrà a centrare età e contributi utili alla misura a partire dal 1° gennaio 2019, riceverà il primo assegno da pensionato 3 mesi dopo aver raggiunto i requisiti. Nel lavoro statale, la prima finestra si aprirà ad agosto 2019 e riguarderà, anche in questo caso, lavoratori con soglie completate al 31 dicembre 2018. Per gli altri, attesa di 6 mesi dalla data di maturazione dei requisiti.

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Il calcolo della pensione con quota 100

Nessuna penalizzazione è prevista per quanti sceglieranno la quota 100. Infatti, la pensione sarà calcolata con il sistema misto in base alla data di accredito dei contributi per ogni singolo beneficiario. Nessun ricalcolo contributivo obbligatorio e nessun taglio di assegno come penalizzazione per ogni anno di anticipo. Naturalmente ogni anticipo prevede un costo a carico del beneficiario ed anche quota 100 non fa eccezione.

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Inevitabile, dunque, che anticipando l’uscita dal lavoro e quindi versando meno anni di contributi la pensione sia di importo più basso di quella teoricamente spettante una volta raggiunti i 67 anni previsti dalla normativa odierna. Anche la trasformazione del montante dei contributi in pensione, col sistema dei coefficienti, è naturalmente penalizzante proprio in virtù dell’anticipo in termini di uscita dal lavoro. Nel decreto compare anche la possibilità, tramite i fondi di solidarietà bilaterale, di pre-pensionarsi addirittura a 59 anni. Una misura simile all’Isopensione, perché prevede un accordo tra sindacati e aziende che per obbiettivi di innovazione e ricambio generazionale dell’organico dipendenti, potrebbero mandare a riposo prima i lavoratori più anziani. In questo caso al lavoratore verrebbe erogato dal datore di lavoro un assegno straordinario di importo pari alla pensione con quota 100. Una possibilità per quei lavoratori che si trovano a 3 anni dal completare i requisiti di quota 100, cioè 59 anni di età o 35 di contributi.

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