La corsa a presentare domanda per quota 100 in questi primi giorni di avvio della misura con tutta probabilità è dovuta alla struttura che il governo ha dato al nuovo canale di uscita. Il meccanismo a finestre di quota 100 ha costretto molti lavoratori, soprattutto nel pubblico impiego, a velocizzare le operazioni. L’Inps, immediatamente dopo il messaggio del 29 gennaio con cui dava il via al processo di presentazione delle domande di pensione con il nuovo strumento previdenziale, ha pubblicato la circolare esplicativa su tutte le novità del governo in materia pensionistica comprese le scadenze che i possibili richiedenti la pensione dovranno annotarsi per via delle numerose finestre previste. Infatti, oltre a quota 100, anche l’altra grande novità di opzione donna prevede questo meccanismo di uscita.

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Addirittura anche le Pensioni anticipate adotteranno da quest'anno lo stesso sistema, nonostante l’esecutivo abbia salvaguardato la misura dal previsto inasprimento di 5 mesi relativo all’aspettativa di vita.

Le date dell'Inps

L’Inps con la circolare n° 11/2019 ha chiarito, oltre ai requisiti per rientrare nelle diverse vie di uscita previste, anche le varie scadenze e le finestre di uscita. Solo per quota 100 per esempio, le finestre di uscita sono differenti tra lavoratori del settore privato e lavoratori statali.

Le prime uscite previste sono ad aprile e ad agosto. La scadenza del primo aprile riguarda i lavoratori privati che hanno maturato già almeno 62 anni di età ed almeno 38 di contributi al 31 dicembre scorso. La finestra del 1° agosto invece riguarda i lavoratori pubblici, sempre che abbiano già maturato i requisiti, ma non entro la fine del 2018, bensì entro la data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, del decreto pensioni dell’attuale governo.

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Nel pubblico impiego oltre alla decorrenza della pensione di 6 mesi dalla data di maturazione della quota, si dovrà obbligatoriamente dare preavviso di 6 mesi all’Ente per il quale si lavora. Proprio il preavviso ha costretto molti lavoratori del pubblico impiego a correre immediatamente a presentare istanza, in modo tale da svincolare questo ennesimo obbligo imposto in vista della scadenza del 1° agosto 2018. Per chi centrerà i requisiti dal 30 gennaio 2019 in avanti, l’attesa tra domanda di pensione e decorrenza della stessa sarà sempre di 6 mesi. Nel privato invece, per coloro che maturano la quota dal 1° gennaio, attesa di 3 mesi.

Finestre più lunghe per le donne

Come dicevamo, niente aspettativa di vita per le pensioni anticipate, quelle che sono slegate da vincoli anagrafici e che vengono centrate una volta raggiunta una determinata soglia di contribuzione versata. Le ex pensioni di anzianità si centreranno nel 2019 con 42 anni e 10 mesi di contributi previdenziali se il richiedente è maschio, mentre ne serviranno 41 e 10 mesi per le donne. Gli stessi requisiti validi fino a tutto il 2018 e senza aumenti di 5 mesi che saranno congelati, oltre che per il 2019, anche fino al 2026, come da decreto del governo.

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Rispetto al 2018 però, le pensioni anticipate vengono legate alle finestre di uscita, con la decorrenza del primo rateo di pensione spettante ad ogni nuovo pensionato che slitta di 3 mesi, senza distinzione di genere o di tipologia di lavoro.

Il periodo di attesa maggiore tra il giorno in cui si raggiungono i requisiti ed il giorno in cui si va alla cassa per la prima volta si registra sicuramente in opzione donna. La misura che consente di lasciare il lavoro con 35 anni di contributi anche a 59 anni di età (le lavoratrici nate entro la fine del 1960 se dipendenti), con pensione calcolata con il metodo contributivo, prevede finestre da 12 o 18 mesi.

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Le lavoratrici dipendenti potranno ottenere la prima pensione dopo 12 mesi dalla presentazione della domanda di accesso ad opzione donna. Le autonome invece dovranno attendere la bellezza di 18 mesi.

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