Nessun superamento della legge Fornero, ma solo una scorciatoia inserita nel sistema, questi gli effetti delle novità pensionistiche del governo che ha partorito quota 100. Escludendo coloro che potrebbero rientrare nella nuova misura, che secondo i critici sarebbero per lo più uomini, statali e con carriere lunghe e continue, per gli altri gli effetti della legge Fornero continueranno a farsi sentire. Per esempio, il principale strumento pensionistico per chi raggiunge la cosiddetta età pensionabile e non ha carriere lavorative lunghe, cioè la pensione di vecchiaia, dal 1° gennaio vede le soglie di accesso peggiorare di 5 mesi per via dell’aspettativa di vita.

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Anche le Pensioni anticipate, nonostante l’attuale esecutivo abbia deciso di salvaguardarle dal collegamento alla stima di vita, si allontanano di 3 mesi, in questo caso per via delle finestre mobili. Ecco in sintesi cosa accade per i due pilastri del sistema, cioè le due misure principali a disposizione per i lavoratori che devono andare in pensione.

Pensione di vecchiaia a 67 anni

Tra un soggetto che ha compiuto 67 anni il 31 dicembre 2018 ed uno che li ha compiuti il 1° gennaio 2019, a parità di carriera lavorativa, la pensione di vecchiaia si centra con 5 mesi di differenza.

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Pensioni

Il primo infatti è già in pensione da agosto 2018 mentre l’altro è in pensione solo da febbraio 2018. La misura, come previsto da tempo, da quest’anno prevede 67 anni di età come requisito anagrafico e 20 anni di contributi. Fino allo scorso 31 dicembre invece erano necessari sempre 20 anni di contribuzione previdenziale versata, ma “solo” 66 anni e 7 mesi di età. Va ricordato che per il requisito dei contributi sono validi tutti i versamenti a qualsiasi titolo versati dai richiedenti le pensioni.

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Pertanto, oltre ai normali contributi da lavoro, anche versati in casse previdenziali diverse, sono validi i contributi figurativi, tra i quali disoccupazioni indennizzate, casse integrazioni, malattie, maternità e servizio militare.

Pensione anticipata

Con l’avvento della legge Fornero, le pensioni di anzianità, destinate a soggetti con carriere piuttosto lunghe, furono ribattezzate pensioni anticipate. Nulla di nuovo per quanto riguarda il meccanismo di uscita, trattandosi entrambe le misure di strumenti distaccati da limiti anagrafici.

L’unico requisito richiesto è quello dei versamenti previdenziali che il governo ha deciso di congelare a 42 anni e 10 mesi per gli uomini ed a 41 anni e 10 mesi per le donne anche per il 2019. Infatti l’aspettativa di vita avrebbe dovuto allontanare anche in questo caso di 5 mesi il requisito di uscita, ma l’esecutivo nel decreto di quota 100 ha inserito anche lo stop agli aumenti per la vita media degli italiani in funzione delle pensioni anticipate.

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Uno stop che sarà attivo fino al 2026. Questo non vuol dire però, che le pensioni anticipate non hanno subito un piccolo ma deciso slittamento. Come accennavamo in premessa, per la misura si è deciso di inserire le uscite per finestre, con la decorrenza della pensione che non sarà come consuetudine, dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si completano i 42 anni e 10 mesi di contributi. Ci vorrà una attesa di 3 mesi, perché per le pensioni anticipate viene imposta una finestra fissa di 3 mesi.

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In pratica, nessun cambiamento per quanto riguarda la soglia dei contributi da raggiungere e quindi nessuna variazione sulla data di uscita dal lavoro e sulla data di presentazione della domanda di pensione. Cambia la data in cui al neo pensionato verrà elargito il primo rateo di pensione spettante.

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