Si parla già di esodo per quanto riguarda il personale della scuola che dal 1° settembre lascerà vacanti i propri posti di lavoro perché andranno in pensione con le regole Fornero e con le nuove misure di pensione anticipata varate dal governo, tra le quali la quota 100. Sul quotidiano Il Sole 24 Ore si stima che solo tra i docenti, potrebbero servire 140mila innesti per tamponare le uscite di quanti hanno presentato istanza di cessazione dal servizio. Per il comparto scuola è più semplice avere un quadro piuttosto preciso di quanti lavoratori andranno in pensione prima del nuovo anno scolastico in partenza a settembre.

Infatti come di consueto, lo scorso 28 febbraio sono scaduti i termini per presentare le domande di cessazione dal servizio e sempre Il Sole 24 Ore ha predisposto le tabelle relative alle domande di cessazione regione per regione. Naturalmente i dati di quanti usciranno davvero dal lavoro devono essere confermati dall’Inps che deve certificare il reale diritto alla pensione di quanti hanno proposto domanda di cessazione.

L’effetto quota 100

Come riportano le tabelle del noto quotidiano, solo tra i docenti sono 31mila le domande prodotte da chi ha chiesto di lasciare il lavoro. Di queste più della metà sono pervenute da soggetti rientranti nella nuova quota 100. Un numero elevato di fuoriuscite che potrebbero provocare gravi carenze di personale perché storicamente, nella scuola ci sono problematiche strutturali che rendono complicato il reclutamento.

E si ipotizzano già girandole di docenti, supplenze temporanee e disagi soprattutto nelle regioni del Nord come la Lombardia o il Veneto e per determinate materie tra le quali italiano e matematica.

I dati del territorio

Come già detto, i dati delle tabelle del Sole 24 Ore parlano di uscite previste, cioè ipotizzate in base alle domande di cessazione dal servizio in attesa che l’Inps faccia il suo lavoro e valuti se effettivamente quanti hanno presentato domanda abbiano o meno i requisiti per accedere ad una delle tante prestazioni previdenziali disponibili. Nello specifico le domande presentate per le uscite previste dalla normativa Fornero e quindi già entro la fine del 2018 sono state 15.190.

Le istanze prodotte in questi primi due mesi del 2019 invece sono state 16.218 e naturalmente sono di quanti adesso rientrano nella nuova quota 100. Per gli Ata invece, sono state presentate 8.478 domande delle quali 4.448 con le regole Fornero e 4.030 con le nuove norme. Vediamo adesso come sono suddivise le domande con quota 100 in ogni singola regione dello stivale:

  • Lombardia: 2.300 tra i docenti e 592 tra gli Ata;
  • Abruzzo: 397 e 100;
  • Lazio: 1.055 e 260;
  • Basilicata: 194 e 57;
  • Campania: 1.438 e 362;
  • Piemonte: 1.181 e 306;
  • Calabria: 692 e 161;
  • Emilia Romagna: 1.158 e 303;
  • Umbria: 256 e 51;
  • Veneto: 1.389 e 399;
  • Toscana: 971 e 246;
  • Marche: 525 e 135;
  • Molise: 93 e 28;
  • Sicilia: 1.725 e 402;
  • Sardegna: 686 e 172;
  • Friuli: 335 e 84;
  • Liguria: 524 e 126;
  • Puglia: 1.254 e 246.