Pensioni di vecchiaia e uscite anticipate richiederanno requisiti sempre più difficili da raggiungere e garantiranno assegni di pensione sempre più bassi. Sono questi i risultati dell'indagine della Cgil sulle pensioni e sullo studio dell'andamento nel tempo delle modalità di uscita per la pensione: contratti di lavoro spezzettati, periodi di buchi lavorativi, occupazioni saltuarie o part-time, soprattutto dei lavoratori ricadenti nel sistema delle pensioni contributive (chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996) allontaneranno perfino i nuovi canali di pensione anticipata con la quota 100 o anche con la prossima quota 41.

In questo quadro si inserisce la proposta della Cgil di una "pensione di garanzia" i cui requisiti, in ogni modo, saranno più gravosi di quelli attuali.

Pensioni anticipate e vecchiaia: i requisiti previsti oggi e aggiornamenti riforma Fornero

Ad oggi, per andare in pensione anticipata la scelta è tra i requisiti che prevedono solo i versamenti contributivi e le regole valide per i lavoratori del meccanismo contributivo.

La pensione anticipata si può richiedere con 42 anni e dieci mesi di contributi (per gli uomini) e con 41 anni e dieci mesi (per le donne), attendendo poi la finestra di tre mesi, periodo nel quale si può anche non lavorare. L'alternativa, per i soli lavoratori del meccanismo contributivo, è l'uscita a 64 anni con almeno 20 anni di contributi: ma occorre che la rata della pensione raggiunga la soglia di almeno 1.282 euro, ovvero circa il triplo delle pensioni sociali.

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Pensioni

Ma i requisiti richiesti oggi per andare in pensione subirano l'aggiornamento al rialzo derivante dalla riforma delle pensioni di Fornero del 2011: per questo la Cgil calcola che, tra il rialzo dei contributi richiesti e le carriere discontinue delle prossime generazioni in attesa di pensione, per andare in pensione nel 2035 occorrerà avere fino a 73 anni di età e accontentarsi di pensioni di poche centinaia di euro.

Uscita pensione anticipata e pensioni di vecchiaia: ultime notizie oggi su proposta Cgil

Nello studio presentato pochi giorni fa dal sindacato è contenuta la proposta di riforma delle pensioni verso un "assegno di garanzia". L'obiettivo è scongiurare l'andamento al rialzo previsto nei prossimi 15 anni che porterà la pensione anticipata contributiva a 66 anni con almeno 20 anni di contributi, purché sia raggiunto l'assegno minino di 1.282 euro (valore da aggiornare nel tempo).

Dunque, la pensione anticipata della riforma Fornero subirebbe l'incremento di ulteriori due anni (uscita a 66 anni, anziché a 64) a parità di contributi versati e di entità della pensione minima richiesta. L'alternativa è la pensione di vecchiaia ma anche qui l'età slitterebbe di due anni (a 69 anni rispetto ai 67 richiesti ad oggi) con una valore della pensione non inferiore a 687 euro, ovvero 1,5 volte la pensione sociale.

In assenza dei requisiti richiesti, alla pensione si può arrivare a 73 anni con almeno cinque annidi contributi richiesti. L'alternativa, secondo la Cgil, è quella di garantire la pensione a 66 anni (tanti quanti ne saranno richiesti nel 2035 per la pensione anticipata contributiva) con almeno 42 anni di versamenti e di assicurare che l'importo minimo sia di almeno 1.000 euro.

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