Da un nuovo studio ad opera dei consulenti del lavoro in merito ai dati relativi alle pensioni anticipate tramite quota 100 emergono interessanti aggiornamenti rispetto al tema del turn over. Il ricambio generazionale ed il riavvio dell'occupazione giovanile rappresenta infatti uno dei punti messi sotto la lente d'ingrandimento per la verifica dell'effettivo funzionamento del nuovo meccanismo di prepensionamento.

Le nuove elaborazioni mettono però in evidenza un trend piuttosto blando nelle sostituzioni tra i giovani in cerca di un nuovo lavoro e gli anziani che riescono ad ottenere la quiescenza con qualche anno di anticipo.

Pensioni anticipate e Q100: nuove assunzioni solo in un terzo dei casi

Stante la situazione appena descritta, ad entrare nel dettaglio della vicenda è il presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro Rosario De Luca, che conferma sostanzialmente il quadro generale già emerso lo scorso marzo.

Nella pratica, "ipotizzando tassi differenziati per fondo previdenziale, la percentuale di turn over prevista è pari al 37%". Le percentuali possono ovviamente variare sulla base della specifica tipologia di impiego, visto che il turn over risulterebbe particolarmente favorito in caso di lavoro a bassa qualifica, mentre il fenomeno appare diametralmente opposto nei casi in cui i lavoratori da sostituire richiedano in dosi elevate know how, esperienza e specializzazione.

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Pensioni

La questione viene comunque affrontata in modo approfondito all'interno del rapporto elaborato dall'Osservatorio dei Consulenti del Lavoro, che ha specificato le differenze tra professioni sostituibili e non sostituibili.

Uscite anticipate e disoccupazione giovanile: in Italia un fenomeno unico

Tra le conclusioni alle quali è arrivato il nuovo rapporto emerge anche un'analisi piuttosto allarmante delle condizioni che caratterizzano attualmente il mercato del lavoro italiano.

Preoccupa in particolare il confronto rispetto a quanto avviene mediamente negli altri Paesi dell'Unione Europea. Infatti, dal 1995 al 2018 si sono persi circa 3,3 milioni di giovani lavoratori (compresi in un'età che va dai 15 ai 34 anni), mentre contemporaneamente è aumentato di 5,7 milioni di unità il numero dei lavoratori adulti (cioè degli occupati con più di 35 anni). Le statistiche evidenziano quindi un fatto: le misure di pensionamento flessibile non riescono sempre a garantire contestualmente maggiori opportunità lavorative per chi si trova alla ricerca di un impiego all'inizio della propria carriera.

Un dato che viene confermato anche per le nuove pensioni anticipate tramite la quota 100, visto che nel corso del 2019 sulla stima di 314mila pensionandi sono attese nuove assunzioni per circa 116mila giovani in cerca di occupazione.

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