Con una correzione al Testo Unico in materia di maternità e paternità, la legge di Bilancio del 2019 (legge 145 del 30 dicembre 2018), quella prodotta dal primo governo di Giuseppe Conte, ha introdotto la possibilità delle madri di optare per il congedo di maternità solo dopo l'evento del parto. In relazione a questa correzione, l'Inps il 12 dicembre ha emanato una circolare con la quale fornisce le istruzioni operative riguardanti questo cambiamento. Naturalmente si parla di lavoratrici in dolce attesa.

Ecco cosa prevede il nuovo documento ufficiale dell'Istituto.

Astensione per 5 mesi, ma solo a parto effettuato

La possibilità di fruire dei 5 mesi di congedo per maternità, dopo il parto e non a cavallo dello stesso (in genere, da 2 mesi prima del parto a 3 mesi dopo la nascita), resta intatta per le lavoratrici che ne avessero bisogno. Resta confermato sempre il fatto che tale libera scelta, da parte della lavoratrice, deve essere autorizzata da un medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale.

Infatti l'opzione è ammissibile solo se un medico riconosciuto dal nostro SSN, confermi come il lavorare fino alla data del parto non vada a pregiudicare le condizioni di salute di madre e nascituro. L'articolo del Testo Unico che è stato modificato dall'aggiunta di un nuovo comma, con la manovra finanziaria dello scorso anno, prevede che è fatto divieto ai datori di lavoro assegnare a posizioni di lavoro le lavoratrici, quando ci si trova di fronte alle seguenti situazioni:

  • Nei due mesi precedenti la data presunta del lieto evento;
  • Durante i tre mesi successivi alla nascita del bambino;
  • Durante il periodo intercorrente tra la data presunta e quella effettiva del parto;
  • Durante i giorni di astensione che la madre non ha sfruttato per via di un parto prematuro.

Nel caso in cui la gestazione non venga portata a termine (solo dopo sei mesi dall'inizio della gestazione), la lavoratrice, dando 10 giorni di preavviso al datore di lavoro, potrà rientrare nel suo posto di lavoro.

Anche in questo caso è necessario il nulla osta del medico specialista a tutela della salute della donna. Per quanto concerne il diritto ad astenersi dal lavoro per 5 mesi ed a partire dal giorno successivo al parto, occorre presentare una serie di documenti. Arrivati al settimo mese di gestazione, la lavoratrice deve farsi rilasciare dal medico la certificazione che attesti l'assenza di controindicazioni alla permanenza al lavoro della donna.

La documentazione va inviata sia all'Inps che al prorio datore di lavoro. E la documentazione va ripetuta anche nei mesi successivi al settimo di gravidanza, fino alla data effettiva del parto. In altri termini, le certificazioni mediche che attestino l'assenza di pericolo per la madre e per il nascituro, dopo il settimo mese di gestazione, sono necessarie per poter sfruttare l'opzione della maternità interamente post parto. Occorre ricordare che i giorni che passano tra la data presunta e quella effettiva del lieto evento non sono indennizzati dall'Inps, essendo coperti dal datore di lavoro anche ai fini di tutti gli obblighi contributivi.

Nel caso in cui la lavoratrice partorisca prima, l'opzione della fruizione del congedo di maternità post parto non verrà considerata.

Maternità a rischio e congedo post parto

Resta fruibile per le lavoratrici, l'astensione anticipata per gravidanza a rischio. In questo caso si parla di interdizione dal lavoro anticipata che è perfettamente compatibile con l'opzione della maternità dopo il parto. In questo caso però è necessario che i motivi dell'astensione anticipata cessino di esistere arrivati alla data di avvio della ipotetica maternità obbligatoria prima del parto. In altri termini, per poter far slittare i 5 mesi di maternità a dopo il parto, se ci si è assentati dal lavoro per gravidanza a rischio, occorre riprendere la propria postazione nei due mesi precedenti la data presunta del parto.

Resta inteso che la richiesta di astensione posticipata non è reversibile se non prima del settimo mese di gravidanza. Per ovviare a questo vincolo, la lavoratrice può solo presentare un'altra domanda di maternità facendo decadere la precedente.

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