Quota 100, come è noto, andrà in esaurimento nel 2021. A partire dal 2022, perciò, potrebbe crearsi il così detto scalone. I lavoratori, senza la possibilità di aderire alla misura opzionale, rischiano di essere costretti a lavorare fino a cinque anni in più rispetto a chi è uscito dal lavoro un anno prima. Esiste l'esigenza di trovare nuove soluzioni e magari riformare l'intero meccanismo dei pensionamenti. Repubblica ha svelato quella che, al momento, potrebbe essere la proposta di Cgil, Cisl e Uil per il sistema pensionistico.

Lo ha fatto provando a riassumere una situazione relativa alle ipotesi lanciate dalle sigle sindacali con qualche dettaglio in più. Bocciata, inoltre, l'eventualità di una nuova Quota 100 con età minima portata a 64 anni (con 36 di contributi) o l'introduzione di un'eventuale Quota 102.

Nuova Quota 100 sarebbe calcolata con il contributivo

Tra le ipotesi che erano state fatte per il post Quota 100 c'è stata quella di nuova nuova composizione della misura. Il riferimento va all'introduzione della possibilità di andare in pensione con 64 anni di età e 36 di contributi.

Questo comporterebbe, però, una sensibile riduzione degli assegni, per via del fatto che il trattamento sarebbe calcolato interamente con il sistema contributivo. Ed è fondamentalmente questo il motivo per il quale ai sindacati non piacerebbe una soluzione di questo tipo. Quota 100, tra l'altro, è solo una misura opzionale, ma di fatto non ha mai cambiato quella che resta la legge portante delle Pensioni in Italia: la Fornero.

Pensioni da calcolare con il meccanismo pro-rata

Secondo quella che è l'anticipazione di Repubblica Cgil, Cisl e Uil sarebbero pronte ad avanzare una proposta, nelle loro idee, destinata a riformare in maniera generale il sistema previdenziale. Dalle indiscrezioni rivelate pare che le eventuali discussioni in materia sarebbero pronte ad iniziare in un clima di dialogo. L'obiettivo è quello di rimpiazzare in maniera definitva la legge Fornero.

Un obiettivo che, al momento, sembra essere condiviso da quasi tutte le parti. Recentemente sia il Ministro del Lavoro Catalfo che il presidente dell'Inps Tridico hanno dichiarato l'intenzione, nei prossimi mesi, di lavorare ad una riforma totale delle pensioni. Nell'ipotesi avanzata dai sindacati si parla di un'uscita dal lavoro prevista a 62 anni e 20 di contributi. Il calcolo della pensione avverrebbe pro-rata, cioè i contributi versati con il retributivo non verrebbero dunque ricalcolati e penalizzati. L'altra soluzione, invece, sarebbe quella di ottenere la pensione attraverso il raggiungimento dei 41 anni di contributi, indipendentemente dal dato anagrafico.

A ciò esiste l'obiettivo di garantire sconti per chi svolge lavori gravosi, le donne ed i giovani con carriere discontinue.

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