Con il decreto in arrivo si sta ipotizzando di supportare i lavoratori domestici, come colf e badanti nelle difficoltà economiche dovute alla sospensione delle loro prestazioni, causata dall'emergenza Coronavirus in atto. È al vaglio la possibilità di erogare loro un indennizzo rapportato alla riduzione dell'orario di lavoro svolto. In base all'ipotesi prevalente, tale premio andrebbe intorno alle 200 o 400 euro, in base alle ore previste da contratto. La strada alternativa sarebbe quella di tutare questa categoria di lavoratori attraverso una sorta di Cassa Integrazione in deroga "semplificata".

L'ipotesi Cig in deroga

Per i lavoratori domestici regolari si sta parlando di un'indennità che va dalle 400 alle 600 euro, commisurata all'orario stabilito da contratto con il proprio, o i propri datori di lavoro e alle ore effettive lavorate dal mese di aprile. Ma utilizzando tale strumento, i tempi potrebbero essere più lunghi, con il rischio che l'accredito avverrebbe quest'estate. L'ipotesi prevalente resta dunque quella dell'indennizzo che consentirebbe un aiuto più celere rivolto alla platea degli 860 mila colf e badanti regolarmente assunti (contando quelli 'a nero' si arriva a 2 milioni).

Gli strumenti a disposizione dei datori di lavoro

Le famiglie che hanno dei lavoratori domestici al proprio servizio possono adottare due metodologie al momento.

La prima prevede il ricorso alla sospensione extraferiale del rapporto di lavoro, tutelata dall'articolo 19 del contratto collettivo nazionale. Essa consiste nell'indicare la causale "sospensione ex articolo 19" per il pagamento del bonifico, oppure in busta paga.

Il secondo strumento, invece consiste nella possibilità, su richiesta del lavoratore di sospendere il rapporto di lavoro senza retribuire né l'assenza né i contributi.

Non esiste un limite temporale, ma se la sospensione dovesse superare un trimestre occorre indicare sul portale dell'Inps la sospensione in atto nel cassetto previdenziale, variando l'importo dei contributi dovuti.

In alternativa licenziamento o dimissioni volontarie

C'è anche una terza via che rischia di concretizzarsi, dato il ritardo nel predisporre un sostegno al settore, da parte del Governo.

Questa consiste nel licenziamento del lavoratore domestico (dato che questa categoria è esclusa dal blocco imposto dal decreto Cura Italia), oppure nelle dimissioni del lavoratore per giusta causa (l'emergenza da coronavirus). Nell'ultima ipotesi il lavoratore avrebbe accesso alla Naspi per massimo 24 mesi, se ha maturato 33 settimane di contributi negli ultimi 4 anni e se ha lavorato almeno 30 giorni nell'ultimo anno.