La riforma delle Pensioni era nell'agenda del governo da prima del coronavirus. L'esigenza di rivedere la legge Fornero e di evitare lo scalone determinato dall'esaurimento di Quota 100 nel 2022 è stata, però, superata da quella di affrontare i problemi del lockdown e del Covid. Tutto questo, però, è pronto a presentare il conto anche sul tema previdenziale. Lo spiega un articolo a firma di Valentina Conte, apparso su Repubblica.

Pensioni: Covid potrebbe causare sforbiciata

Per capire perché il Pil incide sulle pensioni occorre spiegare ciò che è accaduto nel 1996 per effetto della riforma Dini.

Il sistema è passato da retributivo a contributivo. Le eventuali pensioni non vengono calcolate sulla base degli ultimi redditi, ma in relazione al montante. Ogni anno i contributi versati vengono rivalutati in base ad inflazione e Pil attraverso l'utilizzo di un coefficiente che si basa sulla media di cinque anni di Prodotto Interno Lordo. Quello che ne viene fuori è che più l'economia va forte più si avrà un segno positivo. Se, invece, l'economia del Paese conosce periodi di recessione l'impatto sarà negativo.In particolare in questa fase storica l'impatto del Pil sulle pensioni abbina recessione e deflazione.

Oggi la recessione determinata dal Covid e le potenziali risalite blande del Pil sembrano destinate ad impattare in modo consideravole su quello che sarà il trattamento pensionsistico di chi oggi ha 30, 40 o 50 anni.

Le stime parlano di decurtazioni del 27% rispetto alle stime attuali per chi oggi ha 30 anni-

Gli esempi concreti di ciò che potrebbe accadere

Ai microfoni di Repbublica è intervenuto Andrea Carbone, partner di Progetica ed esperto di previdenza. La buona notizia è che se il paese torna a crescere gli scenari dovrebbero mutare in positivo.

Una piccola crescita del Pil con crescita allo "zero virgola", però, potrebbe non spostare gli equilibri. Le stime di Progetica sono chiare. "Significa - spiega Carbone - per un trentenne perdere un quinto della sua pensione (386 euro su 2000 euro di reddito netto) rispetto ad un andamento con Pil a +1,5%".

Un sessantenne rinuncia al 2% (44 euro) perché più vicino all'uscita, un quarantenne si vedrebbe una decurtazione del 12-17%. Presto il governo e le parti sociali si aggiorneranno comunque per riprendere i discorsi relativi a quello che può essere un vero e proprio cantiere: quello delle pensioni. La necessità di una riforma sembra ormai un aspetto condiviso, ma si attende che vengano elaborate ipotesi concrete per il futuro.

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