Potrebbe slittare di almeno un anno la nuova clausola anti-recessione delle pensioni, con conseguente diminuzione degli assegni dei pensionati. Quello che è stato definito il "piano-Catalfo", lo scudo delle Pensioni di cui aveva parlato il ministro del Lavoro per evitare che gli assegni subiscano sforbiciate per il Pil in negativo del 2020 (calcolato mediamente nel meno 10%), a regime potrebbe costare fino a 2,5-3 miliardi di euro nel 2023, per poi salire negli anni successivi. Il meccanismo di salvaguardia delle pensioni in caso di Pil negativo, utilizzato per la prima volta nel 2015, ha aperto la discussione all'interno del governo, con i tecnici che al momento hanno suggerito il congelamento della salvaguardia.

E le pensioni potrebbero subire tagli evidenti: quelle fino a 1.000 euro lorde potrebbero diminuire di 17 euro mensili se chi le percepisce dovesse andare in pensione con il sistema misto, altrimenti, con il sistema contributivo, la perdita è di 25 euro.

Pensioni, quanto si perde nel 2021 per le uscite degli anni successivi senza salvaguardia

Nell'arco dell'anno, il taglio delle pensioni fino a 1.000 euro arriverebbe a 221 euro per quelle del sistema misto e a 325 euro per quelle del sistema contributivo. Ma tutte le fasce di pensione risentirebbero della mancata applicazione della salvaguardia: gli assegni di 1.500 euro lordi calerebbero di 25 euro nel sistema misto, e di 37 in quello contributivo, con perdite annuali, rispettivamente, di 325 e 481 euro.

Cifre ben maggiori dei tagli previsti nel 2015 quando la salvaguardia venne applicata per la prima volta. Infatti, in quella circostanza il coefficiente di rivalutazione delle pensioni, sul quale incide il Pil degli ultimi cinque anni a partire dal penultimo rispetto a quello del pensionamento (il montante contributivo delle pensioni del 2020, ad esempio, è rivalutato calcolando la media del Pil 2014-2018), risultò per la prima volta negativo.

L'allora presidente del Consiglio Matteo Renzi cambio le regole azzerando il segno meno sulla rivalutazione delle pensioni. Si trattava, in realtà, di decimali di calcolo e di pochi euro di differenza, in negativo, sugli assegni dei pensionati. La recessione del 2020 a seguito dell'emergenza sanitaria, invece, in assenza di aggiustamenti sulla salvaguardia produrrà perdite nelle pensioni di decine di euro mensili.

Pensioni, taglio assegni per il Pil negativo nel 2020: ultime novità di oggi

Infatti, salendo nella graduatoria degli assegni, le pensioni di 2.000 euro lordi andrebbero a perdere 34 o 50 euro mensili a seconda del meccanismo di ricalcolo applicato (misto o contributivo), corrispondenti a 442 e 650 euro mensili. Chi prende una pensione fino a 2.500 euro lordi mensili, andrebbe a perdere 42 euro (sistema misto) e 62 euro (sistema contributivo), con perdite in un anno rispettivamente di 546 e 806 euro. Il crollo delle pensioni si prospetta già sui calcoli del 2021, quando gli assegni non verrebbero salvaguardati dallo scudo: il Pil fortemente in negativo del 2020 andrebbe a interessare la rivalutazione e il calcolo degli assegni per chi dovesse andare in pensione dal 2023, circostanza che si va ad aggiungere anche ai coefficienti di trasformazione per i quali si attende l'aggiornamento della perequazione, comunque in diminuzione.

La sforbiciata delle pensioni si incrementerebbe per gli assegni medio-alti: per chi percepisce una pensione di 3.000 euro con il sistema misto, la perdita mensile sarebbe di 51 euro (75 con il contributivo), mentre all'anno si perderebbero 663 e 975 euro. Gli assegni di 3.500 euro andrebbero giù rispettivamente di 59 e 87 euro (663 e 1.131 all'anno), mentre quelli di 4.000 euro perderebbero 68 e 100 euro (884 e 1.300 euro all'anno).

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