Con la riforma delle Pensioni e l'adozione della quota 102 in sostituzione della quota 100, alcune categorie di lavoratori potrebbero avere maggiori benefici di uscita rispetto alle altre formule di pensionamento. Infatti, con i 64 anni di età che potrebbero essere richiesti a partire dal 1° gennaio 2022, unitamente ad almeno 38 anni di contributi, i maggiori benefici risulterebbero a favore dei nati dal 1960 al 1970, con circa quattro anni di anticipo nell'uscita rispetto alle pensioni di vecchiaia a 67 anni, salvo gli incrementi anagrafici legati agli aggiornamenti della speranza di vita. E la platea dei quota 102 sarebbe più ampia rispetto a quella creatasi con la quota 100, con un'età di uscita più bassa ma con maggiori anni di contributi versati.

Tuttavia, in termini di vantaggi nell'adozione di questa misura, bisogna fare i conti proprio con i minori anni di contributi versati uscendo prima da lavoro: per chi dovesse riuscire ad anticipare la pensione sfruttando il massimo vantaggio, il taglio del mensile potrebbe arrivare al 15%.

Riforma pensioni anticipate: ultime novità di oggi su uscita a quota 102

I calcoli sulle prospettive delle nuove pensioni anticipate a quota 102, misura di uscita più volte ipotizzata negli studi del governo per il dopo quota 100, sono stati fatti dall'Istituto Progetica sui lavoratori che abbiano iniziato a lavorare entro i 22, i 25 e i 28 anni. Il primo dato che salta all'attenzione dello studio è che la misura avvantaggia soprattutto i nati tra il 1960 e il 1970 con inizio della prima attività lavorativa intorno ai 25 anni.

La quota 102 risulta meno vantaggiosa per chi, qualunque sia l'anno di nascita, ha iniziato a lavorare a 22 anni (i precoci possono comunque scegliere altre formule più vantaggiose di pensionamento), mentre i ritardatari a entrare nel mondo del lavoro potrebbero sfruttare mediamente i benefici dell'ipotetica quota 102.

In ogni modo, chi ha iniziato a lavorare a 28 anni non ha alcuna convenienza ad andare in pensione con questa misura se nato a partire dal 1968. Una seconda considerazione si può fare sulla seconda parte degli anni '50: mentre i nati dal 1956 al 1959 con inizio del primo lavoro entro i 25 anni non avrebbero convenienza alla quota 102 in quanto già in uscita con altre misure di pensionamento, i pari età che avessero iniziato a lavorare a 28 anni potrebbero agganciare la quota 102 uscendo prima rispetto alla pensione di vecchiaia di 15-16 mesi a fronte di una riduzione del valore mensile della pensione tra il 4 e il 5%.

Ma sono i nati nel decennio successivo a massimizzare i benefici della misura, anche se la percentuale di taglio sulla pensione sale proporzionalmente. I lavoratori classe 1960 risparmierebbero otto mesi nel caso in cui avessero iniziato a lavorare entro i 22 anni (con una perdita contenuta sull'assegno mensile del 2%) mentre maggiori benefici ricadrebbero sui pari età che hanno iniziato a lavorare a 25 anni: per loro il risparmio si attesterebbe a 39 mesi (ma taglio sulla pensione del 10%).

Pensioni anticipate: a chi conviene uscita con quota 102

Le stime tengono conto anche della possibilità di riforma delle pensioni anticipate includendo la quota 41, la misura attualmente in vigore che contiene, tuttavia, limitazioni soprattutto per l'anno di contributi versato fino al compimento dei 19 anni di età.

Una riforma di questa misura nella direzione della "quota 41 per tutti" amplierebbe il ventaglio di possibilità di uscita soprattutto per i lavoratori che abbiano iniziato a lavorare in età adolescenziale. Le maggiori ipotesi di uscita riservate ai lavoratori 'precoci' spiegano anche le differenze dei numeri riscontrati tra chi ha iniziato a lavorare entro i 22 anni e chi successivamente. Infatti, per i nati nel 1962 la quota 102 riserverebbe un risparmio di nove mesi per i lavoratori precoci (perdita del 3% dell'assegno mensile), ma di 40 mesi per i contribuenti entro i 25 anni (perdita 12%), per poi abbassare nuovamente i vantaggi dell'uscita anticipata per chi ha iniziato a lavorare a 28 anni a 18 mesi (perdita 6%).

L'andamento è confermato anche per i nati negli anni successivi: infatti, i nati nel 1964 risparmierebbero, rispettivamente, dieci mesi (perdita 3%) e 41 mesi (perdita 13%), quelli del 1966 11 mesi (-4%) e 42 mesi (-14%), quelli del 1968 un anno (-4%) e tre anni e sette mesi (14%), fino al massimo del risparmio, in termini di anni di lavoro, riservato ai nati nel 1970 che si attesterebbe a 13 mesi per i lavoratori entro i 22 anni (-4%) e 44 mesi per chi ha iniziato a lavorare a 25 anni (-15% sulla pensione).

Pensioni: dopo quota 100 la quota 102, ai giovani conviene la pensione anticipata contributiva

Chi potrebbe trarre minori benefici di una riforma delle pensioni anticipate a quota 102? Sicuramente chi ha iniziato a lavorare a 28 anni che avrebbe un risparmio variabile da un minimo di 18 mesi a un massimo di 20 mesi per i nati dal 1962 al 1966, a fronte di un taglio della pensione mensile tra il 6 e il 7%.

I nati dal 1968 in poi che abbiano iniziato a lavorare tardi, invece, avrebbero maggiore convenienza di uscita con le pensioni anticipate contributive, la formula di prepensionamento attualmente in vigore riservata ai lavoratori del sistema contributivo (inizio del lavoro a partire dal 1° gennaio 1996) che permette di andare in pensione a 64 anni in presenza di almeno 20 anni di contributi, purché la pensione futura sia di almeno 2,8 volte superiore alla pensione minima. Tornando alle pensioni a quota 102, i vantaggi di uscita si ridurrebbero drasticamente per i nati nel 1980 e nel 1990: per chi abbia iniziato a lavorare entro i 22 anni o non oltre i 25, infatti, lo sconto è rispettivamente di 12 e di 17 mesi a fronte di un taglio dell'assegno di pensione dal 4 al 6%.

Anche per queste categorie lavorative la misura più conveniente è la pensione anticipata contributiva.

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