Il governo studia modifiche alla legge di Bilancio 2021 per favorire le Pensioni anticipate legate alle crisi aziendali con uscita prima di cinque anni, sia dalla pensione di vecchiaia a 67 anni che per l'anzianità contributiva a 37 anni e dieci mesi rispetto ai 42 anni e dieci mesi richiesti dalla riforma Fornero. È questa l'ultima novità emersa nei giorni scorsi in merito all'uscita dei lavoratori prossimi alla pensione e al porre un termine all'ampio ricorso agli ammortizzatori sociali dovuti all'emergenza da Covid-19. Già nella bozza alla legge di Bilancio 2021 il governo ha stanziato più soldi allo strumento, tecnicamente il contratto di espansione, in vigore già dal 2019 e in sperimentazione fino al 31 dicembre 2020 per favorire l'uscita prima dei lavoratori anche nel 2021 e il ricambio generazionale sul mondo del lavoro.

E dunque i requisiti necessari per anticipare le pensioni dei lavoratori alle dipendenze nelle aziende medie sono stati abbassati. Ma l'ulteriore revisione alla Manovra 2021 potrebbe allargare la platea dei lavoratori interessati, con meccanismi finanziari che in parte verrebbero coperti dai datori di lavoro e in parte dallo Stato.

Pensioni anticipate 2021: fino a 60 mesi di uscita prima rispetto alla pensione di vecchiaia o anzianità

Fino al 31 dicembre 2020 i contratti di espansione prevedono la possibilità di uscita dal mondo del lavoro andando in pensione anticipata (già dai 62 anni) di cinque anni rispetto alle pensioni di vecchiaia o alle pensioni di anzianità contributiva (37 anni e dieci mesi per gli uomini, 36 anni e dieci mesi per le donne rispetto ai 42,10 di contributi richiesti).

Possono beneficiarne le imprese con almeno 1.000 dipendenti e che nel proprio piano industriale prevedano la riorganizzazione del personale. Si tratta dello strumento del contratto di espansione, molto utilizzato già dalle banche per mandare in pensione il personale in esubero e la cui attivazione richiede l'accordo al ministero del Lavoro con i sindacati.

La bozza della legge di Bilancio 2021 ha già previsto alleggerimenti dei tetti richiesti: è stato dimezzato il numero dei lavoratori dipendenti delle imprese che possono farne richiesta (da 1.000 a 500) con il risultato che la platea interessata per il 2021, secondo la relazione accompagnatoria alla Manovra, è salita a potenziali 917 imprese, anche di medie dimensioni, per una spesa contenuta intorno ai 120 milioni di euro.

Le ultime ipotesi di utilizzo dello strumento, tuttavia, potrebbero accelerare il ricorso ai prepensionamenti con un ulteriore abbassamento dei vincoli di accesso, in parte assorbiti dagli strumenti che il governo metterà in campo per il superamento della fase di emergenza sanitaria.

Pensioni anticipate: ultime novità di oggi sui contratti di espansione, strumento di uscita anticipata

Con l'emergenza Covid-19 il governo è pronto a riadattare ulteriormente lo strumento dei contratti di espansione per favorire le uscite da lavoro con cinque anni di anticipo rispetto alle pensioni di vecchiaia o alle pensioni anticipate con i requisiti della riforma Fornero, oltre a gestire, al meglio, le transizioni occupazionali di inizio 2021. Infatti, la cassa integrazione emergenziale proseguirà, probabilmente, "in deroga" per altri tre o sei mesi, ma solo per i settori che non sono coperti dagli strumenti ordinari.

In quest'ottica, l'ipotesi allo studio dei tecnici del governo prevede di ampliare ulteriormente la platea dei nuovi pensionati aumentando le imprese che possono far richiesta del contratto di espansione: il requisito del tetto minimo dei 500 dipendenti scenderebbe a 250, raddoppiando il numero delle imprese interessate fino a circa 2.000.

Pensione anticipata e nuove assunzioni nel 2021: il prepensionamento aziendale prevede due anni di Naspi

Lo stimolo al prepensionamento potrebbe registrare il maggior numero dei pensionamenti anticipati nel secondo trimestre del 2021: infatti le imprese che non dovessero più beneficiare della cassa integrazione in deroga oltre il 31 marzo del prossimo anno potrebbero trovare convenienza alla riorganizzazione aziendale attivando per altre 18 settimane gli ammortizzatori sociali dei lavoratori per i quali sia possibile anticipare il pensionamento di 60 mesi rispetto alla pensione di vecchiaia (uscita a 62 anni) o a quella anticipata (37 anni e dieci mesi di contributi) con una riduzione dell'orario di lavoro fino al 30%.

In cambio alle imprese aderenti è richiesto di fare nuove assunzioni, con costi dei prepensionamenti in parte a carico dello Stato: al lavoratore in pensione, secondo l'attuale schema del contratto di espansione confermato dalla Manovra 2021, viene corrisposta la Naspi per i primi due anni sui cinque previsti di prepensionamento.

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