Quattro lavoratori italiani su dieci si sentono sostituibili dall’intelligenza artificiale o dalle macchine. Una percezione che evidenzia un crescente senso di precarietà e disagio, nonostante un elevato livello di soddisfazione generale per il proprio impiego. Questi dati emergono dal report “FragilItalia Lavoro”, realizzato da Area Studi Legacoop in collaborazione con Ipsos, che analizza le dinamiche del mondo del lavoro nel Paese.
Il 42% degli occupati italiani dichiara di sentirsi rimpiazzabile dalle nuove tecnologie (il 13% costantemente, il 29% spesso).
Questa sensazione non è necessariamente legata alla perdita immediata del posto, ma piuttosto a una profonda trasformazione delle mansioni e del ruolo professionale. Sebbene l’81% degli intervistati si dichiari soddisfatto del proprio lavoro, questa percezione positiva convive con segnali di malessere: il 49% descrive il proprio impiego come impegnativo, il 31% dinamico e il 26% stressante.
Il disagio si manifesta anche nella ricerca di significato: il 33% dei lavoratori avverte almeno occasionalmente che il proprio impiego manca di scopo, mentre il 16% vive questa sensazione frequentemente. Inoltre, il 28% si sente poco o per nulla coinvolto nelle decisioni che riguardano la propria attività, sottolineando un bisogno di maggiore partecipazione e riconoscimento.
La trasformazione del lavoro e il ruolo dell’IA
Il rapporto tra persone e lavoro sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Il lavoro, pur rimanendo centrale, non è più sufficiente da solo a garantire piena realizzazione e benessere. Emerge con forza la sensazione di sostituibilità e un bisogno crescente di partecipazione: i lavoratori chiedono di essere coinvolti, riconosciuti e valorizzati. Il modello cooperativo è visto come una possibile risposta concreta, ponendo al centro le persone, la qualità delle relazioni e la condivisione delle decisioni.
Pressioni e timori nel settore retail
Un’indagine parallela, condotta nell’ambito del progetto “In People We Trust”, ha esaminato la situazione di circa 900 lavoratori nei settori del retail, della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), del retail non food e della ristorazione commerciale.
Anche in questi comparti si registra un aumento dello stress e della pressione operativa. I timori sono legati alla sostituibilità e a un maggiore controllo derivante dall’introduzione dell’intelligenza artificiale.
Nonostante il 76% dei lavoratori retail abbia un contratto a tempo indeterminato e oltre il 68% vanti più di sei anni di esperienza, la diffusione delle nuove tecnologie è spesso percepita come fonte di complicazioni e carico aggiuntivo. Permangono dubbi significativi su come l’IA venga progettata e integrata nel lavoro quotidiano, suggerendo uno scetticismo diffuso.
Dal punto di vista retributivo, il settore retail mostra una valutazione più positiva rispetto ad altri comparti. Circa il 57-58% dei lavoratori guadagna tra 1.000 e 2.000 euro mensili, il 20% tra 2.000 e 3.000 euro e circa l’8% oltre i 3.000 euro. La standardizzazione dei ruoli e la presenza di gruppi organizzati contribuiscono a rafforzare l’engagement, la motivazione e la competitività del settore.