Dopavano i cavalli per farli gareggiare in corse clandestine che avvenivano su tracciati stradali urbani, bloccati al traffico per l'occasione: a Lecce una vera e propria associazione a delinquere ha gestito un enorme flusso di denaro proveniente dalle gare illegali. I protagonisti della vicenda sono diciotto uomini, tra i 33 e i 75 anni, che dovranno rispondere a vario titolo e in diversa misura dei reati di associazione a delinquere, maltrattamenti di animali e organizzazione di scommesse clandestine. Il Gip ha disposto questa mattina, 25 ottobre, il rinvio a giudizio per i diciotto in attesa del processo che si terrà il prossimo 6 febbraio dinanzi ai giudici della seconda sezione collegiale di Lecce.

Una struttura ben delineata

A scoprire la minuziosa organizzazione, in quella che venne definita l'operazione "Febbre da cavallo", furono gli agenti della Squadra Mobile di Lecce insieme ai colleghi della Guardia Forestale, che nell'aprile del 2012 scoperchiarono il vaso di Pandora. Ciò che ne venne fuori fu una struttura ben delineata, che da diverso tempo gestiva tali eventi "sportivi", intorno ai quali gravitava un ingente giro di scommesse clandestine. Le corse avvenivano nelle campagne fra Scorrano, Maglie e altri comuni salentini.  Alle volte si correva persino su tratti stradali urbani, occupati abusivamente. Persino l'ex Ippodromo di Maglie veniva utilizzato per le competizioni, le quali per giunta avvenivano alla luce del sole. Ciò che colpisce della vicenda è il fatto che le corse si svolgessero sotto gli occhi di tutti e che fossero addirittura filmate da alcune videocamere.

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La condizione dei cavalli

I poveri cavalli erano dunque costretti a correre su terreni asfaltati, spesso sotto l'effetto di sostanze eccitanti e dopanti, oltre a subire abusi e maltrattamenti quotidiani. Dalle indagini, emerge addirittura l'utilizzo sugli animali di alcuni farmaci antidolorifici, destinati al consumo umano, che dovevano aumentare la loro resistenza durante le competizioni. I diciotto responsabili potrebbero però tristemente farla franca: ciò che si teme è, infatti, la prescrizione del reato.