Le anticipazioni di stampa erano corrette: Martin Winterkorn non è più l'amministratore delegato di Volkswagen. Dopo otto anni di assoluti successi, il manager ha comunicato le proprie dimissioni in seguito allo scandalo della falsificazione dei test sulle emissioniche sta dilaniando il Gruppo di Wolfsburg. Winterkorn è il primo bersaglio, ma non certo il solo, dell'epurazione che Vw dovrà fare per risalire nella fiducia degli azionisti, delle borse e dei suoi affezionati clienti.

Lo stesso manager, dimettendosi, ha voluto ribadire la propria estraneità ai fatti. Gli si può credere umanamente, ma lui aveva il dovere di sapere e paga per questo.

Ei fu.

Occorre inoltre ricordare chi è il suo potente nemico: Ferdinand Piëch,estromesso in malo modo dal comando, ma sempre proprietario del pacchetto di controllo della Holding.Cadranno altre teste e ci vorrà molto tempo per delineare l'effettiva entità di quanto accaduto.

Pur scusandosi,Winterkorn non poteva restare al comando del Gruppo, che intanto ha ammesso di avere 11 milioni di auto circolanti 'sicuramente addestrate' a mentire alle apparecchiature di verifica delle emissioni allo scarico. In America l'agenzia EPA parla di cinquecentomila veicoli, quindi è evidente che le altre circolano in altri mercati, Europa compresa. Sicuramente la maggior parte di questi veicoli circola in Europa, considerando che il nostro continente vanta la maggiore presenza di veicoli a gasolio.

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Ambiente

Il dopo Winterkorn

Il ruolo di Winterkorn è al centro dell'attenzione del Consiglio di sorveglianza Vw. Egli godeva di poteri molto ampi, dopo la decisiva vittoria dello scorso aprile su Piëch. Dal 2007 il CEO dimissionario era responsabile del prodotto: ecco perché aveva il dovere di sapere. In questo momento i più confusi sembrano essere gli azionisti, che passano repentinamente dai ricchi dividendi della gestione Winterkorn al ritrovarsi con azioni deprezzate del 33% in due giorni.

Per gli azionisti, Winterkorn era il 'miglior amministratore delegato possibile' di Volkswagen. Secondo Bloomberg Business tre sono i grandi elettori del successore del CEO dimessosi: Wolfgang Porsche, alla guida della famiglia con il maggior numero di diritti di voto in Volkswagen, Bernd Osterloh, il potente capo del sindacato e Stephan Weil, governatore della Bassa Sassonia (detentrice del 20% delle azioni Vw) e forte di un diritto di veto all'interno della compagnia.

Dalle consultazioni fra i tre dovrebbe scaturire il nome di Matthias Mueller, numero uno della Porsche che gode del sostegno della famiglia. Intanto le Borse cercano di restituire valore alle azioni Volkswagen: qualcosa si riuscirà a riprendere, ma è l'immagine del Gruppo che esce a pezzi.

Reazioni politiche

Il governo di Berlino nega di essere stato a conoscenza di violazioni delle norme. I nostri ministri competenti sulla materia, Galletti e Del Rio, hanno già chiesto informazioni a tutte le aziende costruttrici di veicoli.

Ad essi si aggiunge il leader di Confindustria Giorgio Squinzi, che teme per il contraccolpo nella filiera automotive: molte componenti dei veicoli 'made in Germany' sono di produzione italiana.

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