Se il Vesuvio è avvolto dalle fiamme sembra inevitabile smuovere le coscienze. Anche la morale dei più sopiti non può restare indifferente davanti ad una catastrofe naturale. Sabato 15 luglio sarà l'occasione giusta per dare libero sfogo al proprio dissenso nei confronti dei roghi che nelle ultime ore hanno devastato il Parco Nazionale del Vesuvio. L'appuntamento è previsto per le ore 10:00 nella centralissima p.zza Dante. Basterà avere con se un drappo nero ed una mascherina per potersi identificare in mezzo alla folla.

Il simbolo di Parthenope deturpato

Il Vesuvio è il simbolo della città di Napoli. Vederlo avvolto dalle fiamme è uno spettacolo surreale. Nelle ultime ore un vastissimo incendio di matrice dolosa ha provocato eccessiva distruzione all'interno del Parco Nazionale del Vesuvio. Le fiamme si sono levate alte nel cielo e il fumo ha completamente oscurato l'immagine da cartolina del Golfo di Napoli. Case, alberghi, strade, parchi, canili e molte altre realtà del territorio alle pendici del vulcano sono completamente sparite.

Un episodio che lascia una profonda cicatrice all'interno della comunità partenopea ma anche nel sentimento collettivo di civiltà. Civiltà che appare troppo impotente davanti alla catastrofe delle radici.

La Ginestra, fiore del deserto

#La Ginestra è l'hastag scelto dagli organizzatori del Flash Mob. Un titolo pensato non a caso. La Ginestra infatti è il fiore che ha ispirato il poeta Giacomo Leopardi nella realizzazione della sua ultima lirica composta nel periodo di soggiorno a Torre del Greco.

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Leopardi osservava infatti le pendici del Vesuvio dalla terrazza della sua residenza provando ammirazione ma anche incomprensione verso la magnificenza della natura. Nel 1836 il poeta di Recanati si trovava a Villa Ferrigni a Torre e componeva la canzone ispirandosi alla violenza e alla rabbia del Vesuvio che con i suoi lapilli incandescenti non lascia scampo al territorio limitrofo. La ginestra è il fiore che riesce a resistere a questa furia della natura, restando in piedi davanti alla distruzione.

Il fiore del deserto diventa quindi simbolo di ribellione, fedeltà e resilienza nei confronti del Male presente sulla Terra. Un prodotto della natura che può insegnare agli uomini il senso dell'umiltà, della protezione, della difesa ma anche della capacità di resistere al tempo e alle avversità. Dottrine quasi impossibili da abbracciare da parte dell'essere umano che troppo spesso è affascinato dall'oscurità.

Leopardi infatti all'inizio della lirica presenta i seguenti versi: "E gli uomini vollero/piuttosto le tenebre che la luce" citando il Vangelo secondo Giovanni.

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