UN TRIP D'ARTE DI UN MILLENNIO

Una delle cose più complicate è raccontare la scomparsa di un artista, specialmente quando l'artista in questione è Gennaro Cilento, uno che con i quadri ha raccontato problematiche, paure, tensioni e conflitti sociali e culturali di una intera generazione a cavallo di un millennio.

Gennaro Cilento era l'artista da Centri Sociali anni novanta (Laboratorio Okkupato S.k.a.

e Officina 99), un artivista apertamente critico verso un certo modello d'insegnamento Accademico.

Nella posse "Mario Pesce a Fore" gestiva il terzo piano del Laboratorio Okkupato S.k.a. (cantiere d'arti visive nel territorio); era artista che attraversava scuole e laboratori Accademici in antitesi tra di loro (dal laboratorio di ricerca "Quarta pittura" di Ninì Sgambati e Franz Iandolo, a quello Accademico e tradizionalmente figurativo di Lele Canoro), ponendosi sempre in antitesi con la sua pittura che non accettava Maestri e che non ha mai accettato studenti o epigoni emulatori.

Gennaro Cilento è stato performer e videoartista, con il "Mario Pesce a Fore", occupava spazi e luoghi, armato di pistole giocattolo e passamontagna, con la posse d'artisti faceva irruzione in spazi pubblici e privati consacrati a effimeri cerimoniali d'Arte; rivendicando come l'arte dovesse essere talento prima che merito, facendo presente come in un panorama culturale sempre più semioticamente interconnesso e globalizzato l'internazionalità dei linguaggi dell'arte fosse ovunque, e che un artista con casa e studio nel Rione Sanità di Napoli, non avesse nulla di meno, di un artista di un'altra grande metropoli Europea o statunitense.

In tale ottica si rivendicava l'esigenza di valorizzare e porre a sistema culturale locale, la generazione d'artisti che in quegli anni si formava presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli, in aperto conflitto dialettico e didattico con i propri Maestri; durante tali performance Gennaro urlava: "Siamo un'unità creativa, un eteronomo collettivo, siamo contro la burocrazia artistica."

Nell'ambito del collettivo "Mario Pesce a Fore" elaborò una non comune capacità gestuale e performativa, sviluppata "on the road" in videoperformance a cielo aperto, ciascun artista portava un'identità fatta personaggio performatico da fare liberamente interagire con l'ambiente, creando ambienti di realtà alterata reale per ignari passanti.

Sviluppò individualmente tale ricerca video, con lavori sperimentali che davano rappresentazione narrativa e persistenze psichiche d’inquietudine e disagio.

LA TRIP ART, PITTURA MAI VISTA

Gennaro sapeva d'avere un talento pittorico fuori dalla norma, si schierava apertamente contro il merito d'essere zerbini davanti le richieste di mercato, proponendo il suo lavoro con l'incredibile umiltà di chi sa d'avere grandissima dignità.

Tutta la vita e tutta la ricerca di Gennaro, sono state un esempio di coerenza e di connessione tra etica ed estetica; la sua pittura la "trip art", ha saputo raccontare un'incredibile mutazione dell'ambiente, del tempo, della cultura, del canone di bellezza, dell'idea di vita e del come la si pensa e genera.

Con la sua pittura Gennaro ha scattato dei frame ad alta velocità, con soggetti fermi e ambiente in mutazione permanente, mai prima di lui si erano visti colori ambientali così tossici e soggetti così ignari dell'ambiente che abitavano, non perché complici, ma perché colpevoli d'essere nati in quell'ambiente.

Gennaro ci ha salutato la notte dell'undici Giugno scorso, lasciando un vuoto incolmabile tra gli artisti di una generazione che l'hanno conosciuto, che con lui hanno lavorato, interagito e dialogato sul senso del fare arte a cavallo di un millennio.

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