Scuole, Enti, Pubblica Amministrazione ora potranno scegliere il tipo di software da utilizzare per i propri terminali, sia proprietario (Windows, Microsoft Office, ecc…) che open source (Linux, Ubuntu, Open Office, ecc). Questo grazie alla legge n. 134 datata 7 agosto 2012 presente all'interno dei provvedimenti di spending review che il Governo sta mettendo in atto per la crescita del paese.

La novità inclusa nel testo è di importanza notevole.

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La normativa parla chiaro: se in precedenza non vi erano criteri di priorità fra le soluzioni da scegliere, adesso la precedenza è data al software open source, a meno che questo, per un preciso motivo da dimostrare, non sia adatto allo scopo oppure di livello avanzato nell’utilizzo dello stesso.  Quindi ampio spazio all'open source.

L'articolo 68 del Codice dell'Amministrazione Digitale (D.Lgs. 82/2005) offre le linee guida per le procedure di acquisizione del software da parte della Pubblica amministrazione.

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Queste le novità introdotte nel primo comma:

1. Le pubbliche amministrazioni acquisiscono programmi informatici o parti di essi a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra le seguenti soluzioni disponibili sul mercato:

a) software sviluppato per conto della pubblica amministrazione;

b) riutilizzo di software o parti di esso sviluppati per conto della pubblica amministrazione;

c) software libero o a codice sorgente aperto;

d) software combinazione delle precedenti soluzioni.

Sulla scia di altri Paesi europei anche l’Italia si adegua all’open source, un passo avanti nella liberalizzazione del mercato che mette in difficoltà aziende proprietarie di sistemi operativi come Microsoft e il suo Windows insieme ai software di largo uso come Office, Internet Explorer e Media Player.

Resta ora da capire se e in che misura verrà recepita questa novità dai responsabili IT della Pubblica Amministrazione, ma è sicuramente un successo il fatto di valutare con attenzione in ricorso a software open source.

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