Le notizie, che colpiscono emozionalmente la massa, tendono a fare credere vero, per induzione, ciò che non sempre lo è ma che nell’intimo del pubblico si vorrebbe che lo fosse, per lenire lo stress e coltivare una certa illusione che “va tutto bene”.

Verità celate, nascoste in bella vista, sussurrate con termini ambigui, mimetizzate con azioni contrarie, negate in ogni modo con strumenti di distrazione di massa, molti messaggi ne sono intrisi e basati sul “soggettivo senso della verità”: tante verità quanti siamo e ognuno con i suoi molti ruoli sociali.

Nel processo mentale della ricerca del “vero”, nella memoria, si frugano frammenti d’informazioni attinenti con ciò detto e da giudicare, più è facile richiamare questi pezzi informativi più è probabile affermare la verità riguardo a una certa affermazione, agevolando il soggetto nel propendere a credere.

La “credulità malleabile” si forgia più spesso nell’ignoranza, nella pigrizia culturale, nella mollezza dell’agire che tende a voler delegare rifiutando coinvolgimenti impegnativi, e ciò trova facilità di uso da parte di manipolatori consapevoli che le notizie non saranno filtrate da analisi razionali in grado di superare l’iniziale influenza emotiva.

Truthiness” è una qualità che connota una verità che un soggetto afferma di conoscere per intuito (di pancia) o perché “sembra giusto” indipendentemente dalle prove, logica, fatti e analisi effettuate.

Vi è “abuso di far leva sull’intuito emotivo e si parla della verità che vogliamo esistere, di qualcosa che sembra come la verità”, ha spiegato S. Colbert coniando il termine nel 2005. La percezione è tutto, è la certezza sulle decisioni pensate essere vere per mostrarsi più “attraenti” di altre. Passione, emozione e certezza sulle informazioni, qui si gioca la partita per ogni individuo e per il Paese intero nell’atto di adottare una “realtà vera” piuttosto di altre nello scenario globale. C’è la strategia di voler costruire “realtà” alternative pronte a preferire concetti o fatti che si vuole credere veri e non considerare fatti noti per essere già assodati più veritieri.

Nel 2012 uno studio condotto nell’University of Wellington dimostra che le persone sono molto più propense a credere che un’affermazione sia vera a prescindere dalle prove quando una fotografia appare accanto ad una descrizione che la accompagna.

Ciò è spesso usato da ciascuno per costruire una propria struttura di veridicità dell’assunto e quindi di favorire il giudizio di pancia a discapito della ragione. Nel 2006 nel Parlamento canadese, Ken Dryden definisce “truthiness” “qualcosa di cui si parla come se fosse vero e che si vuole far credere sia vero e lo sia spesso con voci orchestrate, potrebbe anche sembrare vero, ma non è vero”. Michael Adams, professore alla North Carolina State University, specializzato in lessicologia dichiara che “truthiness” significa “non truthy, facty”. Chi ha la verità e chi ha i fatti, e fino a che non si riesce a ottenere i due, insieme, nuovamente, non si fanno molti progressi.

La verità, secondo alcune definizioni, esprime un senso di accordo (corrispondenza) con la realtà e trova la sponda nei concetti di onestà, sincerità e buona fede.

Le affermazioni, dichiarazioni, idee, convinzioni e i giudizi sono suscettibili di essere veri o falsi e ciò suggerisce molta cautela poiché verità può considerarsi anche la coerenza all’interno di un certo insieme di convinzioni personali (collettive) e la veridicità di un asserto misurabile dalla sua utilità, perché capace di guidare facilmente da un’esperienza all’altra. Le verità soggettive sono quelle a noi più familiari. Le verità relative comportano che vero o falso variano al variare delle epoche e delle culture e la società determina le sue verità di massa.

In conclusione, per la Verità sarà opportuno considerare l’eliminazione di ogni tipo di oscuramento informativo e procedere con il disvelamento dinamico dell’errore (falso) praticando, ricercando ed esigendo la trasparenza e adottando nella doppia verità (Fede e Ragione) un’unione che aiuti il cammino dell’intelletto e i sentimenti sull’indagare l’oggetto da conoscere e in tale movimento della volontà rivelare l’essere.