Il 29 novembre 2012 nel Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite si è scritta una pagina di storia, di cui ad oggi non si può sapere se in positivo o in negativo. In quelle ore, infatti, 131 paesi a favore, tra cui l’Italia, contro 9 contrari e 41 astenuti, hanno sancito che lo stato Palestinese con questo riconoscimento possa aderire d’ora in poi a tutte le agenzie ONU e alla Corte Internazionale dell’Aia, attribuendole di fatto una legittimazione che prima non aveva. Conseguenze: per i più ottimisti un passo avanti nel processo di pace con Israele; per i più pessimisti l’inizio della fine.

Naturalmente lo stato ebraico non ha accettato di buon grado questa risoluzione apertamente, a suo dire, ostile nei suoi confronti. A sostenere una linea contraria, sebbene con toni più moderati, gli Stati Uniti d’America, ritenendo che questa decisone non porterà alla pace tanto agognata, ma invece ne sarà d’ostacolo. 

In questa baruffa, dove la maggior parte dei paesi europei si è detta favorevole, mentre altri come la Germania e la Gran Bretagna con saggezza si sono tirati fuori astenendosi, l’Italia ha voluto prendere posizione, nonostante non avesse una legittimazione popolare, essendo un governo tecnico. Il nostro paese, dunque, si è assunta una grande responsabilità con questo passo, schierandosi apertamente dalla parte dell’Anp di Abu Mazen.

Non si discutono le intenzioni più che buone, cioè favorire la riapertura del dialogo, ma non si può nascondere che tale decisione non è stata vista come una atto di amicizia da parte di Israele.  E come dargli torto: quando tutti parlano di pace e dialogo, mentre la Palestina, abitata anche dai terroristi di Hamas, continua a negare l’esistenza dello stesso stato di Israele?

L’Anp ha voluto forzare la mano, nonostante le richieste del segretario di Stato Americano Clinton di non farlo. Ha voluto dimostrare la sua forza e fare la conta di quanti paesi lo sostengono. Forse ha voluto anche mostrare allo stato ebraico, che è più solo di quanto pensasse. Ha voluto ed ottenuto un riconoscimento ufficiale, al quale seguirà sicuramente la richiesta di stato a tutti gli effetti.

Naturalmente dovrà ripagare l’appoggio ottenuto, dando al più presto il via ad una riapertura di dialogo per una rappacificazione vera e possibilmente duratura con il popolo israeliano.   

Fatto sta, che quella zona del medio oriente è una polveriera da decenni e non sarà certamente una disposizione a sancire la pace tra i due popoli, ma sicuramente con questo atto si è voluto dare il via a qualcosa di imprevedibile, che ci si augura non porti ad una guerra. Ora con il beneplacito anche di 131 paesi.