Avete mai pensato che fra qualche anno, pochi anni per la verità, andando dal medico, invece di un dentista o di un chirurgo potreste trovarvi davanti un robot? Avete mai pensato che, tornando verso casa dopo essere stati da quello stesso medico, l'autobus o il taxi che avete preso potrebbero guidarsi da soli senza alcun intervento umano? Realtà inquietante? Per alcuni, forse, per altri invece è un sollievo: le macchine non hanno preoccupazioni, non soffrono la stanchezza, non avvertono pressioni emotive.

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Ammetterete che è confortante sapere che il robot che vi sta operando d'appendicite è infallibile e impassibile, e non ha null'altro per la testa che la vostra operazione; e ammetterete che è bello sapere che il telaio della vostra auto è costruito e testato impeccabilmente da un automa che non sbaglia mai.

Eppure la sempre maggior presenza di robot nelle nostre vite, direttamente o indirettamente, è per molti causa di preoccupazione: se infatti mettiamo un robot al posto del chirurgo, un cervello elettronico al posto del taxista, un automa al posto dell'operaio… come si guadagneranno da vivere il chirurgo, il taxista e l'operaio?

È questa la più forte critica rivolta all'avanzata dell'automazione: i robot rubano posti di lavoro.

Eppure è una critica fallace, perché se è vero che potrebbero essere sottratti posti di lavoro, è anche vero che aziende che avevano delocalizzato all'estero per abbassare i costi, con l'aiuto dei robot potranno tornare ad una produzione nazionale, coinvolgendo la forza lavoro locale, arrecando così un vantaggio allo stato che le ospita. Ancora, producendo beni ad altissimo valore aggiunto, le imprese automatizzate genereranno un gettito fiscale maggiore, a tutto beneficio dello stato sociale che finisce poi per avvantaggiare tutti.

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Non solo: infatti il settore della robotica creerà attorno a sé un grande indotto di fornitori, lavoratori specializzati e servizi, che aiuteranno a loro volta a creare occupazione.

Come fare per capire se il sistema è sostenibile o meno? Bisogna pesare il calo di occupazione generato dai robot e il più alto gettito prodotto, e quindi confrontarli. Se lo Stato riuscirà, attraverso quanto versato dalle imprese, a garantire il welfare a coloro che perdono il lavoro, il sistema di produzione robotizzata sarà sostenibile, in caso contrario avremo aperto la porta ad enormi disuguaglianze.

La risposta, badate bene, non è scontata.

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