Mario Monti, presidente del Consiglio uscente, aveva raccontato agli Italiani che l'IMU, balzello posto sulla prima casa, comperata magari con mutui e risparmi, od ereditata, pagando tasse di successione, sarebbe servita per incrementare gli introiti, così da potere pareggiare i conti con l'Europa, senza sovraccaricare di tagli i servizi primari per i cittadini.

Risultato: a circa un mese dalle Elezioni politiche scopriamo che, nella legge di Stabilità, il Governo (maggioranza ed il più delle opposizioni, si badi) ha inserito lo stanziamento di 168 milioni di euro per dotare la Marina Militare di due nuovi sommergibili U 212 (circa la metà di quanto pagato dagli Italiani per l'IMU sulla prima casa), ha previsto ampi tagli alla sanità e ad altri servizi primari, infine, apoteosi dell'ipocrisia, ne trasferirà una fetta a sostegno del Monte dei Paschi di Siena, che, quanto istituto di credito, non fa parte certo dei "servizi pubblici".

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A fronte, quindi, di una disoccupazione dai livelli mai raggiunti e della "Spending rewiew", che incrementa tagli alla sanità, alla scuola pubblica già dissestata, alle famiglie che, il 20 del mese hanno già le tasche vuote, si trovano i soldi per una spesa non urgente e per soccorrere una banca. E lo stato soccorre altrimenti il privato cittadino, o il piccolo imprenditore in difficoltà?

Qualcosa non torna.

Non è tanto l'economia da taluni segnata a dito, la quale, se pensata quale azione che giovi tanto al cittadino comune, quanto agli imprenditori, per se stessa, un fatto positivo; è piuttosto l'inadeguatezza culturale dell'attuale politica, indipendentemente dal colore che vesta.

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Inadeguata perché "succube" degli interessi di un potere ristretto, che, cercando di assecondare i detentori delle massime concentrazioni di capitale, tanto europeo quanto degli Usa (tra l'altro, si dimentica che la profonda crisi europea fu generata anche dal colpo di coda di quella statunitense il cui picco occorse tra il 2009 ed il 2010), confina il cittadino al ruolo di semplice "numero", mentre fa proprio unico interlocutore le stesse lobby della finanza.

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Elezioni Politiche

Ma l'individuo non è un numero e uno Stato non è un'azienda.

Finché non si comprenderà tale necessario passaggio, cui millenni di storia attestano la veridicità, la società italiana continuerà a mordersi la coda, giacché coloro che sono chiamati a "risanare i conti" – i "politici", siano essi eletti dai cittadini, o tecnici investiti dal potere presidenziale, quando non siano, poi, soltanto interessati alle poltrone, fatto piuttosto comune (basti vedere i riciclati che popolano le liste a destra e a manca), non saranno in grado di ribaltare i termini della loro azione.

L'Italia non uscirà da alcuna crisi, anzi la vedrà aggravata, senza il coraggio di un drastico mutamento della gestione della "cosa pubblica".

Ad esempio, noi possediamo un "capitale" storico e culturale sul quale metà dell'economia italiana potrebbe poggiare, se "gestito" tramite un'ottica che preveda "spesa" e "ricavo", con annessi e commessi che coinvolgono trasporti, commercio, accademia.

Eppure i candidati di tutto parlano tranne che di concreti progetti con i quali affrontare la crisi, ignorando l'equazione finale: maggiore povertà, aggravio della delinquenza e della "spesa sociale.

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Per incrementare la ricchezza solo di poche concentrazioni economiche, si danneggia l'intero sistema della spesa, che graverà, infine, sulle stesse "lobby".

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