La sentenza 

L'ultima sentenza afferma la mancata applicabilità ed esecutività di una cartella esattoriale contestante crediti dovuti a Equitalia da possibili  soggetti debitori inviata per semplice posta ordinaria. Dichiara addirittura che tale modalità d'invio di atti che rivestono una certa importanza non solo è inammissibile, ma rende la comunicazione e ciò che in essa è contenuto inesistente perché gli accertamenti, le contestazioni e le notifiche di pagamento di quanto dovuto, devono essere fate da soggetti abilitati, ufficiali per la riscossione, messi comunali, agenti della polizia municipale e altri soggetti abilitati previsti dalla legge.

Quello che è avvenuto sino ad oggi con migliaia di lettere inviate per posta ordinaria da Equitalia, spedite da semplici impiegati dopo controlli contabili non ha valore e il contribuente può far ricorso e dichiarare che non ha ricevuto notifiche concrete, ma solo lettere spesso poco comprensibili e prive di validità.

Effetti della sentenza

Tale sentenza ha suscitato clamore ed effetti contrastanti, Equitalia ha minimizzato dicendo che tali comunicazioni inviate hanno comunque trovato accoglimento, perché molti dei soggetti a cui sono state recapitate le notifiche hanno poi prodotto ricorsi o hanno provveduto a pagare.

Questo aspetto però è stato confutato dal giudice, il quale asserisce che se le modalità di notificare una cartella sono irregolari a tal punto di far dichiarare una notifica inesistente non si può dire che perché qualcuno produce un ricorso allora si sana l'irregolarità e la notifica è valida. Come è comprensibile, capiamo come Equitalia abbia agito con leggerezza, trattando comunicazioni di una certa importanza alla stregua di semplici notizie da comunicare attraverso una semplice lettera, e come questo modo di agire, invalidato dalle ultime sentenze, comporterà una serie di ricorsi e un'opposizione a tutte quelle lettere inviate con costi sicuramente non marginali che inevitabilmente, essendo Equitalia un'agenzia a partecipazione statale, ricadranno su noi cittadini.

La vicenda, se non fossimo in Italia sarebbe grottesca. Agenzie di riscossione pubblica che inviano notifiche in maniera errata da soggetti non abilitati, giudici che richiamano all'ordine e spiegano come fare a chi dovrebbe saperlo bene, spreco di soldi pubblici e provvedimenti che si susseguono, avvallano una cosa e ne negano un'altra, in un rincorrersi di responsabilità che non si trovano mai.

Nel frattempo il cittadino esasperato da una crisi economica crescente, tartassato da tasse e adempimenti burocratici, è anche spiazzato da questi avvenimenti e non sa più che fare, pagare, ricorrere confidare in una giustizia giusta, diffidare per paura di imbattersi in altre spese e cosi ricevere oltre al danno anche la beffa e rimane inerme incapace di difendersi e contrastare.  

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