Il momentotanto atteso è arrivato. Dopo una campagna elettorale intensa ed a trattiferoce, capace di proclamare tutto e il suo contrario, gli elettori si sonorecati alle urne, decretando la loro volontà.
Primo datoè la conferma della disaffezione che la politica degli ultimi anni ha provocatofra gli italiani: il calo di votanti né è la prova e solo parzialmente si può spiegarlacon il maltempo. Al numero di non votanti, astenuti, schede bianche e nulle, vainfatti aggiunta la percentuale di elettori che ha scelto il Movimento 5Stelle, visto dai suoi contendenti come l'entità che rappresental'antipolitica: stando così le cose, la porzione d'italiani scontentiarriva a una percentuale imbarazzante per i partiti 'canonici' che si sonovisti snobbati da tanti potenziali elettori.
E'innegabile la performance positiva del M5S, che ha saputo, senza neppureusare il mezzo televisivo, usato e abusato da altri contendenti, raggiungere partendoda zero un'assoluta posizione di rilievo. Se dai suoi avversari Grillo è statospesso tacciato di populismo, è ben chiaro che l'immagine percepita dai suoielettori (alcuni dei quali tornati a votare proprio grazie a questa nuovaopportunità), è quella di aver trovato uno strumento per combattere lacattiva politica che anche recentemente ha umiliato il nostro Paese.
Detto delsuccesso del Movimento di Grillo, arriviamo (fatte salve eventuali verifiche e riconteggi),al dato più sconcertante emerso dallo spoglio delle schede: una maggioranza dellacoalizione di centro sinistra alla Camera, ottenuta per altro con un pugno divoti e ingovernabilità al Senato è una condizione che solo l'attualelegge elettorale, non a caso definita 'porcellum', poteva partorire..
E' chiaroa tutti come alla luce di questi risultati definitivi, creare un governostabile, stante anche una componente grillina capace di sparigliare le carte,non sia cosa facilmente attuabile.
Il PD, dalvantaggio dato dal premio di maggioranza alla Camera avrà probabilmente l'onoree l'onere di proporre un Governo, ma non si vede come al Senato possarecuperare i seggi necessari: allearsi con Monti (probabilmente il 'piano B'pensato in caso di non maggioranza), non sarebbe sufficiente vista la bassaperformance e i pochi seggi conseguenti che il professore porterebbe in dote. L'opzioneIngroia (forse il piano C) è naufragato per il non raggiungimento della sogliadi ingresso.
Le uniche due manovre utili a rendere governabile il Senatosarebbero dunque un 'inciucio' (ma chiamiamola alleanza di larghe intese)con il PDL o rendere collaborativo e propositivo il Movimento 5 Stelle nell'otticadi un piano di governo.
Quest'ultima ipotesi potrebbe dare buoni risultati procurandoad entrambe le componenti politiche soddisfazione: il PD riuscirebbe agovernare e il M5S potrebbe fare 'gavetta' al governo condizionandonefattivamente le decisioni; ma su alcune tematiche le posizioni sono molto lontane e per altro Grillo ha spesso negato la possibilità dialleanze.
Pococredibile invece l'ipotesi di un Governo 'di unità nazionale' fra questeforze, sulla falsariga del governo Monti.
Ultimaspiaggia, ma forse più di un'eventualità, resta l'idea di nuove elezioni abreve, magari subito dopo l'approvazione di una nuova legge elettorale.