Erail 1908 quando l'onorevole Filippo Turati auspicava che la pubblicaamministrazione fosse trasparente come una "casa di vetro". Cosaè cambiato in un secolo di storia del nostro Paese riguardo ai temidella trasparenza e del diritto di accesso?

Benpoco, se si percorre il cammino compiuto finora dai nostri governi,tra occasioni mancate e aspettative tradite, lungo la via dell'OpenGovernment. L'Italia è maglia nera per la trasparenza inun'Europa patria dell'Illuminismo e del movimento per la libertà distampa, dove la Svezia riconosce ai suoi cittadini il diritto diaccesso totale alle informazioni pubbliche già dal 1766.

Quellosvedese è il primo Freedom of Information Act (Foia) dellastoria, una norma all'avanguardia che prevede, oltre all'obbligo direndere consultabili tutti i dati prodotti dalla pubblicaamministrazione, anche la tutela per coloro che rilevano informazionicoperte da confidenzialità. In nome della libertà d'informazione,il Foia è stato adottato negli Stati Uniti nel 1966 e in altriottanta Stati nel mondo, tra cui anche Brasile, India e Messico.

Lanorma sulla trasparenza cui si fa riferimento nel nostro Paese èancora la Legge sulla trasparenza del procedimento amministrativo (L.n. 241/1990). Questa riconosce un accesso limitato, concesso solodietro formale richiesta a chi possiede nei confronti di atti edocumenti pubblici (che evidentemente tanto pubblici non sono) uncomprovato interesse diretto, concreto e qualificato.

Non prevede,inoltre, l'accesso finalizzato ad attuare forme di controllodell'operato delle pubbliche amministrazioni.

Ancheil governo Monti ha confermato una linea politica avversa allatrasparenza amministrativa, nonostante avesse riconosciuto l'urgenzadi predisporre un Foia italiano.Il 15 febbraio scorso ha approvatola bozza del decreto di riordino normativo in materia di trasparenza,in cui si abroga in parte l'innovativo articolo 18 del Decreto Sviluppo(n.83/2012) concernente l'obbligo per la PA di pubblicare in formatoaperto e digitale tutti i dati relativi alle spese superiori a milleeuro. E il Foia promesso? Rimandato. La classica bufala da campagnaelettorale.

Lapredisposizione di un Foia rappresenterebbe una grande opportunitàdi crescita per il Paese, infangato dalla corruzione dilagante eindebolito dalla scarsa legittimità delle istituzioni, ma richiedeun profondo cambiamento culturale.

Occorre ripensare radicalmente ilmodo in cui finora l'amministrazione pubblica ha operato e si èrapportata ai suoi cittadini. Il prossimo governo dovrà mostrare unaferma volontà di agire a favore di questa necessaria rivoluzione,altrimenti le speranze di liberarci dalla morsa della corruzionesistemica e dal cappio della crisi economica si ridurranno a zero. Sel'Italia vorrà ancora presentarsi al mondo come una compiutademocrazia, dovrà affrontare e vincere il primo vero nemico di unostato democratico: la cultura della segretezza, ciò che NorbertoBobbio chiamava l'"opacità del potere".