Arrivati a sedersi in Parlamento,adesso inizia la vera sfida. Dopo l'ebbrezza per la vittoria sancita dalle urne,il Movimento Cinque Stelle si trovaalla prese con la necessità di dare applicazione pratica alle idee che ne hannoconsentito l'affermazione.
Alla luce della composizione deiseggi, l'attuale Parlamento si presenta con un tasso di ingovernabilità moltoalto, con il rischio di non poter governare oltre il breve termine senzaricorrere nuovamente alla consultazione elettorale.
Per amministrare in questoperiodo di cambiamento, certamente storico, è necessario comunque cercare almenouna larga intesa con i partiti che hanno ottenuto un cospicuo numero di seggi.
I "grillini" si trovano in una situazione che a molti ha ricordato l'ascesadella Lega, che circa vent'anni faarrivò a sedersi in Parlamento cavalcando il bisogno di rinnovamento sancito daTangentopoli. In realtà la condizione è ben diversa: se i verdi di Bossi altempo erano una forza emergente e appetibile per chi volesse governare, gliattivisti di Cinque Stelle si trovano già ad essere il primo partito in Camerae il secondo al Senato, con la possibilità di fare la voce grossa e far saltareil banco.
Attenzione, però, a non farlatroppo grossa, la voce.
Mercoledì Grillo ha espresso ilsuo parere, con epiteti abbastanza duri, circa l'impossibilità di un accordo con Bersani. Un'indicazione di volercontinuare la lotta restando "duri e puri", senza alleanzeo inciuci di sorta,che sebbene condivisa da una larga parte di sostenitori e attivisti di Cinque Stelle,ha sicuramente fatto storcere il naso a molti, come si evince dai numerosicommenti pervenuti sul blog del comico.
In questo episodio si intravedeil rischio grosso a cui va incontro il Movimento Cinque Stelle, vale a dire perderequel senso democratico e quel continuo contatto con la rete popolare che nehanno decretato il successo, ostinandosi troppo nel perseguire un ideale.
Grillo fa bene ad esprimere unsuo parere, ma secondo molti dovrebbe anche lasciare ai suoi l'autonomia didecidere, comportandosi un po' come il buon padre di famiglia che accompagna ifigli a scuola, a casa li incita a studiare, ma poi non si presenta al loroposto alle interrogazioni. Sennò, i figli non impareranno mai.
In sostanza, pur continuando adessere l'ispiratore del Movimento, auspicando certo che continui con arguzia a denunciareciò che non funziona nella politica e nella società italiana, il comicodovrebbe lasciare le decisioni di carattere governativo a chi in quei banchisiede realmente.
Senza che quanti prenderanno posto a Montecitorio o Palazzo Madama perdano mai il contatto conquanto dice la rete, e senza dimenticare che il "compromesso", se sarà necessario per raggiungere i propri obiettivialmeno in questa fase politica, non deve essere declinato con il solitosignificato negativo che gli viene dato. Come insegnano oggi i coach e i formatori aziendali la pessimavalenza che la storia politica di questi anni ha dato al termine compromesso,facendolo diventare sinonimo di inciucio o altre pessime abitudini, ci ha fattodimenticare come si tratti in realtà di un'azione che, sacrificando qualcosa, permettadi raggiungere obiettivi che non sarebbero perseguibili senza l'aiuto dell'altraparte.
Una tattica "win to win" spesso poco seguita in politica, dove si preferiscevincere la singola battaglia e sconfiggere gli avversari per poi perdere, pocotempo dopo, la guerra tutti insieme.
Dimenticando che, il primosconfitto, sarebbe proprio chi ha votato.