L'economiaitaliana è in forte recessione. A conformarlo il dato relativo al PIL del 2012che ha subito una contrazione pari al 2,4%, nel 2011 la riduzione era statadello 0,4%. Siamo così tornati ai livelli del 2001. Questo clima di pesanterecessione è alimentato dal consistente calo dei consumi da parte dellefamiglie italiane: la spesa difatti si è ridotta di oltre il 4%.
Gli esitidella consultazione elettorale, come è ovvio, non hanno risolto le incertezze,dissipandole, ma in un qualche modo forse le hanno persino alimentate pereffetto del clima di ingovernabilità che ne è scaturito.
Dare la colpa di tuttociò a Grillo e al movimento di protesta che ha messo in piedi appare del tuttoparadossale. Semmai una mano sulla coscienza dovrebbero passarsela tutte quelleforze politiche che erano presenti in Parlamento già nella scorsa legislatura.Compreso lo stesso Mario Monti, che pur non essendo un politico ha partecipatocon la sua azione di governo alla determinazione di questo stato di fatto.
Oltre aidati negativi sul PIL e sui consumi, ciò che desta la maggiore preoccupazione èsenza alcuna ombra di dubbio il dato relativo alla disoccupazione che è increscita, in particolar modo quella giovanile che dagli ultimi dati diffusi dall'ISTATha raggiunto ormai il 38,7%, segnando un record dal 2004.
Quella complessiva èinvece attestata sul'11,7%, ma tenendo conto soltanto dell'ultimo trimestre2012 e con l'inizio del 2013 sono andati già persi nel nostro paese oltre 200mila posti lavoro, ed altri tagli sono stati annunciati da molti gruppieconomici a causa delle diverse situazioni di crisi generatesi. Per non parlarepoi dei precari: circa 2,8 milioni fra contrattisti a termine e collaboratori (2milioni e 375 mila i primi e 433 mila i secondi).
C'è poi il dato relativo all'aumento della pressionefiscale che ha raggiunto ormai l'insostenibile misura del 44% del PIL.Insostenibile, ben inteso, per le tasche dei contribuenti che versano già in unprofondo stato di precarietà. L'incremento delle imposte indirette (IMU eaccise) è stato del +5,2%, quello delle imposte dirette (IRPEF e addizionaliregionali) di un altro +5,2%.
Questo aumento del carico fiscale però non èriuscito a contenere il rapporto debito-PIL: il debito al lordo dei contributisalva-Stati è difatti salito al 127% del PIL (nel 2011 era di poco inferiore al121%). L'unico dato positivo ottenuto dalla cura Monti è stato il contenimentodel deficit mantenuto al 3% e dunque all'interno dei parametri fissati in sedeeuropea. Al di là di questo dato, che consente all'Italia di ottenere unapromozione per quanto attiene alla sua politica di risanamento dei contipubblici, permangono molte ombre nell'azione di governo posta in essere, nei suoirisvolti concreti sulla popolazione.
Non si è fatto praticamente nulla perincentivare le politiche del lavoro, nulla per sostenere i consumi, nulla perconsentire alle imprese in crisi di poter accedere al credito in un momenti digrande sofferenza per la carenza di liquidità. Quel che è stato fatto finora,in estrema sintesi, è consistito nel salvare l'Italia, senza salvare gliitaliani.