Sono passati ben sessant'anni (27 luglio 1953) da quando a Panmunjon fu firmato l'armistizio con il quale si dichiarò la fine delle ostilità tra i rappresentanti del blocco americano, intervenuti a sostegno della Corea del Sud e la Nord Corea che invase il popolo cugino il 25 giugno 1950.

Sembrava ormai lontana quella guerra, relegata nelle pagine di un libro di storia amaro del mondo eppure questo spettro sembra essere di nuovo visibile agli occhi della gente.

Tutto ciò può essere un fatto serio? Dobbiamo in coscienza credere a queste minacce iniziate il 25 maggio 2009 e finalizzate con la dichiarazione dello stato di guerra della Nord Corea il 4 aprile scorso?

Potremmo fino all'infinito fare ipotesi sulla veridicità delle minacce, ma affidiamoci ai fatti: la Corea del Nord e di lì il capo del governo dittatoriale e monocratico Kim Jong-un, salito al potere nel 2011 dopo la morte del figlio del presidente eterno e leader comunista Kim il-Sung, Kim Jong-il, può contare solo sull'aiuto di due alleati storici, Russia e Cina, ma sia la prima che la seconda hanno raccomandato la distensione tra le due Coree, con il significato diplomatico di impossibilità ad appoggiare una guerra dispendiosa, che porrebbe a rischio i miliardari investimenti della Repubblica Popolare Cinese nel mondo e delle mire economiche russe in Europa.

Dall'altra parte la Corea del Sud può contare sull'aiuto degli Stati Uniti d'America e dell'Europa, anch'esse non vogliose di iniziare un conflitto in piena recessione economica. In più si potrebbe aggiungere che l'ipotesi di una guerra è fortemente ostile agli alti comandi dell'esercito nordcoreano, il quale vedrebbero il conflitto come un profondo azzardo, anche in virtù degli esperimenti nucleari in corso d'opera.

Tutti questi indizi portano ad una prova, ovvero ad un tentativo di una guerra di carta fatta dalla Corea del Nord per provocare gli odiati cugini ad una reazione che renderebbe quel 25 giugno 1950 sempre più vicino.

La situazione, per il momento è in fase ancora di stallo ma la certezza è di stare a sentire un leader bambino che gioca a fare la guerra senza possedere il joystick giusto per iniziare l'ostilità autentica, che gioco non è e che portò nella guerra di Corea a due milioni e ottocentomila morti.

Affidiamoci perciò al messaggio di papa Francesco che nel corso della messa Urbi et Orbi ha implorato la "Pace in Asia, soprattutto nella penisola coreana perché superino le divergenze e maturi un rinnovato spirito di riconciliazione".

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