Se si potesse inserire in un dizionario la descrizione di un evento, per rendere più facile la comprensione di una determinata parola, ciò che ha fatto la Rai riguardo lo spot contro l'omofobia, verrebbe di sicuro utilizzata al fianco della parola "Contraddizione".
Premettendo che il nostro paese è uno dei pochi a non avere una legge che introduca l'aggravante di "discriminazione sessuale", nei reati di violenza, non c'è da che meravigliarsi se la Tv di Stato vieti la trasmissione di una pubblicità, solo perché contiene le parole "gay" e "lesbica", finanziata da se stesso.
Sì, perché il tanto chiacchierato spot, nella quale si pronuncia solo la frase "Mancina, alto, lesbica"; "Rosso, intonata, gay"; "E non c'è niente da dire", è stato prodotto dall'Unar, il ministero delle pari opportunità, ossia lo Stato.
Quindi, mettendo da parte l'ilarità che suscita il vedere due organi di uno stesso ente in disaccordo tra loro, è meglio soffermarsi su quella provocata dal perché della cancellazione. Le parole "Gay" e "Lesbica", sarebbero, a dire dei dirigenti Rai, considerate parolacce e, quindi non trasmissibili non solo in televisione. Da qui la domanda "Ma avete chiaro il significato dello spot?" nasce spontanea e, anche lo sdegno, che ha dato il via ad un enorme Tam tam virtuale.
La decisione ha lasciato basito anche Ivan Scalfarotto, deputato del Pd, che ha dichiarato: "Queste parole non sono parolacce ed è inutile dargli un’accezione negativa. La conoscenza è la base della convivenza. La Rai come servizio pubblico dovrebbe essere il primo canale della promozione della convivenza. E’ importante dire le parole con rispetto senza attribuirgli significati che non gli appartengono".
Di tutta risposta, stamattina è arrivato il comunicato stampa della Rai, che recitava: "Lo spot di comunicazione istituzionale sull’Omofobia presentato alla Rai lo scorso 9 aprile e promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sarà trasmesso dal 13 al 26 aprile come previsto e pianificato con il Dipartimento dell’informazione e Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri".
Tanto rumore per nulla quindi, ma prima di suscitare tale polemiche,non si potrebbe riflettere un pò di più su come può sentirsi una persona, nell'essere definita "parolaccia"?