Solo lo scorso anno ci sono stati in Italia 654.000 lavoratori che hanno subito un infortunio sul lavoro e di questi 870 hanno perso la vita (dati diffusi dall'Inail), una donna su quattro ha subito violenza, un bambino su dieci è stato vittima di abusi, circa 4000 persone disperate si sono tolte la vita, e questa sarebbe la civiltà? Dov'è la tutela? Dov'è la giustizia?
Di fronte a questa situazione si rende necessario avviare un circuito di difesa. Come? Non chinando mai il capo, trovando sempre la forza e il coraggio di denunciare ogni ingiustizia, ogni violazione dei diritti. Oggi, purtroppo, i fatti dimostrano che ha la meglio il delinquente piuttosto che la persona virtuosa e onesta.
C'è un sistema giudiziario che guarda in maniera bislacca alla tutela dei diritti di chi è realmente vittima. Serve una riforma reale e una diffusione della cultura della legalità soprattutto in quegli apparati di sistema consolidati e nelle persone che occupano, a vario titolo, un ruolo all'interno delle amministrazioni pubbliche, sia esse politico-burocratiche che giudiziarie. E' necessario regolamentare una rotazione obbligatoria di tali soggetti in modo da impedire ogni conflitto o avvantaggiamento personale sulla pelle dei cittadini.
Ma i cittadini hanno il dovere di diffondere e richiamare l'attenzione di tutti sulla cultura del diritto e della legalità attraverso la denuncia delle ingiustizie. Più non si ha paura di denunciare e più queste denunce difficilmente possono essere ignorate. Più queste denunce non vengono ignorate e più sono le probabilità che le istanze vengano accolte. Più istanze vengono accolte e più sono i passi avanti verso la tutela dei diritti ed ogni passo avanti verso la tutela dei diritti dev'essere diffuso in modo che le persone possano essere informate perchè più si è informati e più difficilmente si china il capo.