Un bel gioco dura poco, avverte la saggezza popolare. Se poi quel gioco è rischioso, farlo durare il meno possibile diventa una sorta di emergenza. Ma si sa che il rischio piace, perchè è adrenalina, l'ormone che ci dà carica pompando energia nelle nostre vene, tanto che qualcuno, e purtroppo sempre di più, di quell'adrenalina diventa dipendente, proprio come da una droga.

E' il caso dei giocatori compulsivi, che all'azzardo sacrificano la vita loro e spesso pure dei famigliari.

Per aiutarli a guarire da questa vera e propria malattia che è la dipendenza dal gioco, il centro sociale Papa Giovanni XXIII a Reggio Emilia ha fondato "Pluto", la prima casa convenzionata con la sanità pubblica territoriale per l'accoglienza e la cura dei giocatori patologici.

Il Papa Giovanni XXIII dal 2000 organizza anche gruppi per il trattamento della dipendenza da gioco d'azzardo.

Dopo una lunga progettazione condivisa con la Regione Emilia Romagna e dopo una prima sperimentazione attuata nel 2011, finalmente ha aperto la struttura specifica per giocatori d'azzardo patologico.

I ricoveri vanno da un minimo di due settimane ad un massimo di tre mesi per quelli che sono i casi più gravi. Le attività terapeutiche spaziano dai test diagnostici ai colloqui individuali, dai gruppi psicoeducativi alle lezioni sul gioco d'azzardo e sul pensiero cognitivo erroneo.

Esiste un direttore e diversi educatori professionali con competenze terapeutiche pronti ad aiutare le persone che ne hanno bisogno.

Tanti iniziano con i videopoker, poi passano a tutto quello che capita, inizia come un passatempo e poi si trasforma in qualcosa di diverso, si inizia a raccontare bugie, a dedicare tutto il tempo al gioco...

Tanti non accettano di avere una malattia e si distruggono completamente, chi ha la forza di chiedere aiuto con un po' di impegno e di buona volontà accanto a chi si interessa di questo si può ritrovare se stessi.