Mentre l'Europarimane nell'occhio del ciclone di una crisi economica mondiale senza egualinella storia recente, crisi che ha messo in ginocchio famiglie ed imprese,bruciando in pochi anni le prospettive di un roseo futuro per milioni di europeie di italiani in particolare (certo qualcuno si consolerà pensando che in fondosiamo in buona compagnia assieme a spagnoli e greci), mentre l'intero mediooriente è infuocato da una guerra che per isoliti stolti è salvifica e i Paesi dell'Africa settentrionale sono inrivolta contro se stessi e contro la propria occidentalizzazione forzata,lasciando presagire lauti affari per i costruttori e i trafficanti di morte edistruzione, nel nostro Belpaese si discute se sia giusto o meno che ilsettantasettenne Silvio Berlusconi, condannato in via definitiva a 4 anni direclusione per frode fiscale nell'ambito del processo sui diritti TV Mediaset,debba mantenere la carica di senatore della Repubblica oppure decadere dallastessa, cosa che di certo sarebbe già avvenuta per qualsiasi altro parlamentareche non portasse il suo cognome.

In estremasintesi la fotografia della situazione odierna sull'Affaire Berlusconi ci racconta che il senatore socialista Enrico Buemi,componente della Giunta per le elezioni, chiede giustamente ai colleghi cheSilvio Berlusconi sia dichiarato decaduto dalla stessa Giunta per le elezioni, inquanto interdetto dai pubblici uffici con una sentenza passata in giudicato, enon per le norme contenute nella legge Severino, scelta questa che potrebbe darseguito ad impugnazione dinanzi alla Corte Costituzionale della decisione dellaGiunta, all'uopo equiparata ad una decisione giurisdizionale, per violazione delprincipio di irretroattività della legge: principio questo sancito dall'art.

25, comma 2della Costituzione ("Nessuno può essere punito se non in forza di una legge chesia entrata in vigore prima del fatto commesso"), che incontra, è vero,possibilità di un temperamento, ma non in ambito penale, dato che in forza dell'art.2, commi 2 e 3 del codice penale vigente, a cui si attribuisce tradizionalmenteil valore di principio paracostituzionale, esso ha carattere assoluto ed èquindi indefettibile.

C'è dacapire a questo punto la ragione per la quale i deputati del PDL chiedano agran voce che la decadenza sia pronunciata in forza della legge Severino. Allapronuncia di questa decadenza difatti farebbe immediatamente seguito l'impugnazionedinanzi alla Corte costituzionale dell'atto posto in essere (affermandone ilcarattere di decisione avente carattere giurisdizionale e spianando così lastrada al giudizio di legittimità costituzionale) per contrarietà con ilprincipio costituzionale sancito dall'art.

25, comma 2 della Costituzione,richiamato dal predetto art. 2, commi 2 e 3 del codice penale. In ogni caso, l'obiettivosarebbe raggiunto: allungare ulteriormente i tempi di una definitiva uscita diBerlusconi dalla politica, obiettivo primario e inconfessato di quanti premonoper pronunciare la decadenza sulla base della legge Severino.

In tarda serata sapremo se questo escamotage andrà inporto, o se a prevalere sarà la più realistica e disinteressata linea dicondotta tracciata dal componente della Giunta per le elezioni, il socialista EnricoBuemi. La Giunta difatti si riunirà questa sera in vista del voto sullarelazione del relatore Augello del PDL, voto fissato per le ore 20:30.

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