La notizia di una stella che muore sembra essere qualcosa lontano anni luce e effettivamente lo è. Leggere che da una stella morente si crea quella che viene definita l'immagine di una nebulosa planetaria è qualcosa che provoca (forse) emozione solo per un attimo. E la foto, bellissima, che vuole rendere una testimonianza accurata di quello che sta accadendo, racconta un avvenimento che non sembra esistere realmente.
L'immagine del passaggio della stella dalla fase vitale a quella non vitale ci racconta una pura e semplice espulsione, il fatto che avvenga a non so quale distanza dal luogo in cui ci troviamo non ne cambia il messaggio. Materiale che non era più necessario viene fatto volare via dal vento stellare e da quelle che vengono definite "pulsazioni": in questo modo si racconta la "morte della stella".
La nebulosa planetaria è un passaggio necessario e diventa l'espressione di una nuova essenza. Quello che era il nucleo, il centro, l'immagine predisposta fino ad un certo momento, esiste ancora esercitando un'altra funzione e crea qualcosa che muta un moto di quiete. È il solito percorso delle cose che cambiano. Adorare la nuova essenza e lasciarla volare. È il solito percorso della trasformazione.
Apprezzabile solo quando ci si guarda da lontano, anzi, da lontanissimo, scorgendo illusioni di novità e fisionomie differenti che appaiono e che distinguono altri possibili atterraggi. A volte tutto questo lo si esprime semplicemente con un taglio nuovo di capelli. A volte è necessario attendere anni prima di avvertirne la consapevolezza. A volte gli anni luce sono percorribili in un istante. Basta "sfogliare" una pagina web e trovarci dentro una nebulosa planetaria, piccola dimensione universale di una banale notizia online.