Il rap ha origine a New Yorknei primi anni Settanta, dove afroamericani e latinoamericani lo fanno emergerecome un riadattamento del DJ style, ritenuto tra i principali precursori diquesto genere. Alla fine degli anni novanta il rap esce dai confini del ghettoper scalare le classifiche mondiali grazie ad artisti come Eminem, Jay-z e Snoop Dogg.

Successivamenteil genere arriva anche in Italia, ma non sempre rispettando le caratteristicheoriginarie del rap, lo stile è molto più pulito rispetto a quello originario, itemi non sempre di critica della società, quindi diventa semplicemente unostile musicale di moda per alcuni anni.

Nell’ultimo periodo, soprattutto nella periferia partenopea, il fenomenorap sembra estendersi a macchia d’olio, e sembra riprendere in alcuni casi lostile delle origini, infatti si sviluppa principalmente in periferia, con unostile molto più underground rispetto a quella di moda da qualche anno.La domanda che bisogna porsi in questo caso è: Come mai si è diffuso questogenere? Sarà perché è di moda o perché effettivamente c’è qualcosa da dire?

Nell’ultimoperiodo infatti ad Amici e Sanremo sono i rapper a dominare la scena. Clementino, Moreno, Rocco Hunt, sono solo alcuni dei nomi degli artisti emersiin questo periodo. Il problema sta nel sapere se il loro successo è legato soloal fenomeno mediatico del momento o è effettivamente legato a quello che igiovani hanno da dire.

Questo è il dubbio che attanaglia l’occhio o, meglio,l’orecchio critico di chi ascolta la musica. Critica che può dividersi tra chilo apprezza ciecamente perché seguace di una moda, chi per anticonformismo tendead allontanarsene, e chi sul serio apprezza questo modo di esprimersi.

C’è da notare che però i suddetti rapper sono solo alcuni dei nomi, trai più famosi, dei freestyler delmomento.

I mezzi di espressione di questi “nuovi poeti urbani” sono tanti, maquesto non li aiuta ad emergere, il fatto che il fenomeno si sia esteso cosìtanto infatti non fa altro che evidenziare il fattore “moda del momento”, equindi tende a distogliere l’attenzione da chi sul serio crede nel rap underground, quello di denuncia, critica ed espressione.

Comepossono quindi emergere sugli altri quelli che hanno davvero qualcosa diimportante da dire? Nella periferia di Napoli si sviluppano numerose battles e contests di rapper in cui i suddetti si mettono indiscussione sfidandosi l’un l’altro e avendo così la possibilità di essereconosciuti e di manifestare ciò che hanno da esprimere. YouTube inoltre, come piattaformaweb conosciuta in tutto il mondo, è uno dei mezzi più utili per essereconosciuti anche oltre i confini periferici, ma ciò favorisce sia il “rapperper moda” che il “rapperper filosofia”.

C’è quindi da domandarsi quanto il successo del rap sia legato almomento, quindi se questi nuovi MC seguonosolo la moda o se sono sul serio interessati al genere, alla denuncia, allacritica e alla libera espressione.

Questo non possiamo deciderlo ora nel boom delfenomeno, dovremo aspettare una nuova moda per capirlo. Come scrisse AlessandroManzoni “Ai posteri l’ardua sentenza”, intanto restiamo sintonizzati eascoltiamo quello che hanno da dire, visto che tra quelli che hanno avutosuccesso (e non) ci sono spunti interessanti per la riflessione e l’analisi aproposito della società attuale.