Qual è quel Paese dove imperversano miriadi di cavallette con il lampeggiatore rosso acceso per aprire varchi che nessuno si sognerebbe mai di sbarrare? Senza alcun dubbio, la risposta è il Paese di Bengodi. Nessuna burla ai danni dei creduloni, ma la pietra che rende invisibile, l'elitropia, pare proprio l'abbiano trovata i calandrini delle onlus.

Non sarebbe ammissibile assoggettare un bene non negoziabile come la salute a variabili dipendenti e non definite.

Ai portatori di handicap andrebbe sempre ripetuto di alzare la testa e drizzare le orecchie. Di non cronicizzare la propria dipendenza, di fuggire da quella gabbia di reciproca strumentalizzazione.

Sarebbe meglio non essere oggetto di bontà, neanche di quella vera, poiché è bello essere soggetti di diritti, padroni e gestori della qualità della propria vita. Onlus che truffa. Ristoranti, alberghi, santoni, club erotici.

Oltre 3 mila finte organizzazioni no profit sono state scoperte in tre anni ("Onlus che truffa", di Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli, "L'Espresso" del 15 ottobre 2007).

Altre frodi spuntano ovunque. Per rubare fondi o evadere le tasse. Ai danni del fisco e dei veri volontari. Un segnale arriva dritto da una assistente educatrice dequalificata. Una signora e madre di famiglia di 52 anni, precaria che a bella posta casca a fagiolo come pedina di società che usano indisturbati e come vogliono denaro pubblico.

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Racconta lei stessa delle proprie vicissitudini lavorative:

"Ho lavorato per 9 anni in un istituto professionale, come assistente educatrice seguendo un ragazzo disabile. Dopo 9 anni sono stata dirottata ad altra scuola perché il mio posto doveva essere ricoperto da una superdotata di alt(r)e conoscenze e rigorosamente in possesso della sola licenza di terza media, come la moglie di Cetto La Qualunque.

Dapprima, avevo 18 ore settimanali che si sono ridotte piano piano a 14 per fare largo a giovani donne avvenenti. L'anno appresso, le ore si riducono drasticamente a 12 settimanali perché non c'è più posto per me, donna ormai priva di accessori che solo la giovinezza concede in comodato d'uso".

E aggiunge, per concludere:

"Undici anni di professionalità, di serio impegno, posti e accomodati con garbo senza cortesia in una panchina dimessa con 12 ore settimanali, pari a 360 euro al mese di stipendio.

Durante una delle solite campagne elettorali, nel febbraio 2013, un noto politico della mia zona, oculatamente controllata dalla mafia bianca, in una riunione all'interno della cooperativa per cui lavoro, ha tirato fuori da un cilindro usato una magia stanca da circo Barnum. L'immancabile promessa di un avanzamento di livello e conseguente gratifica economica se l'urna avesse premiato l'invocato di turno".

Povera signora. La pagliacciata della riunione ha reso a lei e alle sue colleghe un abbassamento del livello di assunzione. Da assistente educatrice a operatore socio assistenziale. Tutto ciò, affinché la cooperativa onlus potesse aggiudicarsi un appalto per le scuole superiori giocando sulla pelle dei lavoratori. Semplice come bere un bicchiere d'acqua.

E chi te la nega in Italia l'acqua?! Il sindacato pare sia deciso questa volta a dissotterrare l'ascia di guerra. Ma non troppo. Forse a scorgere appena il manico. Chissà! Vale la pena scavare tanta terra per la riconquista di un diritto acquisito? Molti dipendenti hanno aderito. Di più quelli che si sono ritirati. A maggio si vota e sul tavolo della trattativa ci sono promesse succulente pronte a squagliare al sole di giugno.

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