Dopo lo shock e lo scandalo suscitato dagli arresti sullo sfondo della esposizione universale, Expo 2015, prevista a Milano, questi hanno ancora una volta riconfermato il malaffare e i suoi legami con il mondo della politica presente spesso e volentieri, a volere essere ottimisti, quando si parla di grandi opere e appalti in Italia. Nulla di diverso dal solito quindi, in verità. Solo che questa volta ci sono gli occhi del mondo puntati a guardarci, e quindi, almeno a livello di immagine, certi fatti non possono proprio essere tollerati.

Così la politica, per tentare ancora una volta, inutilmente, di salvarsi la faccia o quello che di essa resta, se qualcosa ancora resta, pensa di correre ai ripari e di farlo nel modo più intransigente possibile.

Arriva dalle pagine dell'edizione on line de "La Repubblica", infatti, la presa di posizione del premier Matteo Renzi, che per evitare la catastrofe di perdere l'Expo, pensa all'istituzione di una speciale task force, che nelle sue parole, dovrebbe essere costituita da un pool di avvocati, magistrati contabili, esperti di contratti da affiancare ai professionisti che già stanno operando nell'organizzazione dell'esposizione.

Come al solito parole quindi vaghe da parte del premier che delinea strategie imprecisate e aleatorie per tentare di risolvere un problema che, più che con i controlli, che di certo ci vogliono e vanno fatti, ha più a che vedere con una questione culturale. Come si può infatti nominare tra i massimi responsabili nell'organizzazione di expo 2015 dei reduci dalla più grande stagione di corruzione e illegalità della Repubblica Italiana, quella tangentopoli che, per la prima volta negli anni 90, squarciò il sipario mostrando un quadro di disonestà diffusa e onnipresente nella politica e nel mondo degli affari?

L'errore è dunque a monte, e non a valle. Per sconfiggere infiltrazioni criminali nel settore degli appalti pubblici e nel mondo della politica, quindi, non serve alcuna task force. Serve una sola semplice cosa che manca da sempre in questo sfortunato nostro paese: l'onestà dei protagonisti della storia per avere un finale da ricordare e non uno da tragedia. Fino a che l'onestà e l'interesse pubblico, e non quello di partito o addirittura personale, non domineranno nelle menti dei nostri governanti, non ci sarà alcuna possibile task force in grado di salvarci e proteggerci.