Edward Gibbon nel suo libro "Storia della decadenza e caduta dell'Impero Romano" tra l'altro scrive che "la corruzione è il sintomo più infallibile della libertà costituzionale". Secondo il rapporto del GRECO (Gruppo di Stati del Consiglio d'Europa contro la corruzione) è praticamente quasi impossibile accertare i casi di corruzione per causa delle carenze esistenti nel quadro penale.
"In Italia i legami tra politici, criminalità organizzata e imprese e lo scarso livello di integrità dei titolari di cariche elettive e di governo sono oggi tra gli aspetti più preoccupanti, come testimonia l'elevato numero di indagini per casi di corruzione, tanto a livello nazionale che regionale".
La lunga catena di avvisi di garanzia, di questi giorni, che sta colpendo nelle più alte sfere delle istituzioni pubbliche se da un lato sottolinea l'efficacia dell'indagine giudiziaria dall'altra parte impensierisce i partner europei. La corruttela è diffusa sia nel sistema pubblico e sia in quello privato. E la fetta più consistente pare sia dominante negli appalti pubblici.
Ancora una volta gli studiosi del fenomeno evidenziano la parte debole della catena nell'anello della politica italiana; del tutto incapace o svogliata nel volere prendere misure idonee alla lotta alla corruzione. Le gare di appalto non sono del tutto trasparenti; manca un vero sistema di controllo dell'esistente autorità nazionale anticorruzione; sono ancora superficiali i controlli alla spesa pubblica; e le funzioni ispettive sono del tutto poco incisive.
In definitiva la faccenda della corruzione in Italia non colpisce soltanto la perdita del Pil; ma scoraggia -come viene ventilato oramai in ogni angolo della finanza europea e non solo- gli investimenti nei settori produttivi, allontanando la capacità di fare impresa e di creare nuovi posti di lavoro.