L'istruzione pubblica della Scuola italiana figura, secondo l'Economist Intelligence Unit e la casa editrice Pearson, oltre il ventesimo posto su 50 paesi del mondo cosiddetti più industrializzati. In cima alla classifica si posizionano la Finlandia e - ciò che colpisce maggiormente - la Corea del Sud. Se la ministra dell'istruzione Stefania Giannini non desidera affogare in un bicchiere d'acqua deve necessariamente ipotizzare che agli italiani le "graduatorie" vanno strette oppure larghe: questione di punti di vista.

Tuttavia serve ricordare che lo sbriciolamento della scuola risale molto indietro negli anni.

E che ci sono passati diversi ministri e sindacalisti telegenici i quali hanno fatto a gara per distruggere quello che c'era di buono. E rimane oggi, malauguratamente, il fatto che il settore scolastico sembra essere entrato a fare parte di qualche lobby oscura, i cui interessi offuscano pure quelli dello sviluppo economico del paese. Grazie, anche, ai continui tagli all'istruzione pubblica e a sconclusionate riforme e controriforme.

Nei mesi scorsi la Fondazione Giovanni Agnelli ha voluto metterci lo zampino elaborando un rapporto lucido (seppure con qualche riserva); ha confermato l'analisi dell'Economist e ha illustrato problematiche e suggerimenti. "La scuola italiana" si legge "ha molti problemi a cui porre rimedio (divari territoriali degli apprendimenti; elevati tassi di abbandono; corpo docente anziano, formato e reclutato in modo inadeguato, senza incentivi di carriera; pratiche didattiche arretrate; edilizia scolastica; eccetera...) Francamente non è poco.

Tanto che il Rapporto si pone il problema dell'introduzione della valutazione. In effetti sono anni che si parla di costruire un Sistema nazionale di valutazione che in altri paesi funziona benissimo. Ma che in Italia non si riesce a fare, oppure non si vuole. Da parte di tutte le categorie si continua ad incontrare resistenza.

Però il Rapporto rileva che "Senza valutazione, oggi è impossibile fare diagnosi precise dei punti di forza e di debolezza del sistema scolastico e delle singole scuole". Ed il rischio, quindi, del Titanic alla ricerca ineluttabile del suo iceberg rimane del tutto fondato. Alla luce di questa situazione la ministra Giannini dovrebbe accelerare un vero e concreto piano di emergenza scolastica.

Mettendo sotto la lente d'ingrandimento la formazione degli studenti; la valutazione dei docenti e dei risultati che ottengono con i propri alunni; la valutazione critica costruttiva dei dirigenti scolastici; il confronto perlomeno con gli altri paesi europei. Sembrerebbe non sufficiente andare in giro per le scuole e sentirsi cantare l'inno nazionale! Sempre secondo il Rapporto della Fondazione Agnelli, sarebbero tre gli elementi da introdurre nella valutazione "esterna":

  • esami centralizzati, gli esami (attuali) di maturità non lo sono perché le votazioni date dalle commissioni non sono comparabili;
  • prove standardizzate, le prove non devono essere quiz e non devono premiare le capacità mnemoniche, ma le conoscenze e le competenze che si possono raggiungere;
  • visite ispettive alle scuole.

Per brevità, ma non per minore importanza, tralasciamo gli altri gradi di istruzione.

Ma desideriamo solamente ricordare che si tratta d'una situazione paludosa, in cui precipitò pure il ministro Berlinguer, quando propose un concorsone per assegnare un aumento di stipendio a circa il 20% degli insegnanti di ruolo. Furono sollevate proteste dal mondo accademico, dai sindacati e... chissà perché pure dagli studenti. Sarà che la scuola pubblica è pura Utopia?