Nel suo Idee peruna storia universale dal punto divista cosmopolitico del 1784, Immanuel Kant consegnò ai posteriuna visione profetica del mondo: l’ipotesi d'una unificazione civiledell’umanità. In sintesi: siamo tutti a bordo dello stesso natante cosmico; nessun passeggero possiede altro mezzo con cuitransitare. Zygmunt Baumann ribadisce oggi che la superficie terrestre è proprietà comune; vivere accanto è dunqueinevitabile.

Ma la “società sotto assedio”, martellata da doveri, scarsa didiritti e iniqua per condizioni necessitadi profonde revisioni.

L’Europa del semestre a conduzione italiana mostra il prisma di tali emergenze.Governata da istituzioni costose e inefficienti e da classi dominanticaratterizzate da logiche antisociali; annaspante nell’alveo normativodell’esecrabile trattato di Maastricht e successive sue edizioni; rincorrenteil venefico parametro del Pil,indicatore equivoco del mito della crescita, impostazione non del tutto fausta dell’economista Solow.

Crescereindefinitamente al 2% annuo, entro uno spazio "limitato" non può che depauperareirreversibilmente, oltre che evolvere.

Al contempo, si consolida il fenomenodella jobless growth e non scema la gravità dei mutamenticlimatici, reale dramma del pianeta.Dunque la crisi, scelleratamente generata da rapacità insensate, e che avrebbe anche potutogenerare le premesse per reperire nuove soluzioni di carattereglobale, purtroppo mai convintamente poste in essere.

In conseguenza di ciò,nell’Unione la disoccupazione conta oggi 25 milioni di individui; 6 milioni diposti di lavoro mancano all’Italia, con un tasso di disoccupazione del 12,6%;del 43% quella giovanile. L’euro costituisceevidentemente - per le modalità con cui sorse e per quelle con cui è gestito -divisa monetaria non amica. La BCE èuna istituzione della UE, col compitoprecipuo di contenere l’inflazione entro il 2%; di fatto possiede profilo societario ed tutt’altro che banca della comunità.

L’Europapotrebbe interpretare un nuovo corso per l’umanità, interpolare i rapporti tragli emergenti fuori continente, intervenire in scenari di severa crisi, impostare nuovepolitiche socio-economiche, superando perniciosi paradigmi. Qualcosa però le inibisce tale vocazione. 

Nel mentre, l’Italiasoffoca nel suo debito pubblico: 2.146 miliardi di euro, ciclopica entità di solvibilitàimpensabile.

Se la UE dovesse perseverare con austerità, nel prossimo ventennio150 milioni di poveri potrebbero apparire sul suo stage. Ma già oggi, unadisuguaglianza sociale insopportabile pone 27 milioni di bambini a rischio povertà nelcontinente, con 43milioni di individui che quotidianamente non riescono a nutrirsi a sufficienza.


La flessibilità on job non è la soluzione: il lavoro non c’é e mancheràsempre di più.

Il mondo è cambiato, stremato anche dall’incessante ricercad’una crescita. Dunque? Nelle ere a venire, l’Atlantico si espanderà, la California sistaccherà dalla sua costa, l’Africa annullerà il Mediterraneo, l’Australia sicongiungerà all’Asia, l'America e l’Europa si allontaneranno. Il clima potrà ancheimpazzire. E allora? Molto prima ci toccherà superare l’economicismo, responsabilizzarcinell’uso delle risorse naturali, riporre i conflitti nel cassetto, forsesuperare l’icona del denaro, così come attualmente conosciuto. Il futuro dell’umanità ènella conoscenza; l’economia è invenzione terrena, sempre asservibile al nostromiglior buon senso. Dunque, buon lavoro all'Europa.

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