Pochi giorni fa, è stato reso noto il caso Ashley Madison, il famosissimo sito internet per incontri extraconiugali. Non è di certo l'unico, sono spopolati sul web siti di 'dating' dove conoscersi e poi incontrarsi. Ciò che lo differenzia dagli altri, è che è destinato a utenti impegnati e promette solo incontri 'clandestini', assicurando la massima riservatezza. Ed è proprio questo suo punto di forza ad essere venuto a mancare, a causa della pubblicazione da parte del presunto gruppo di crackers denominato Impact Team. Costoro avrebbero pubblicato 10 Gb di informazioni contenenti dati personali di tutti gli iscritti (dal nome e cognome all'email) solo in alcuni casi di fantasia, in tanti altri reali, addirittura email aziendali e governative, tanto da essersi diffusa la voce che tre utenti registrati sulla piattaforma si sono suicidati subito dopo la pubblicazione delle loro informazioni, conversazioni, foto compromettenti, ecc.

Periferie digitali (social network, App, siti web, ecc.) e realtà/convenzioni sociali (matrimonio, ruoli, regole) uniti - ora divisi - da un unico denominatore comune: il rischio per la privacy.

Quando accadono simili attacchi informatici (siamo poi così sicuri che l'attacco sia esterno? Il sito non richiedeva validazione di email), si fa sempre un utilizzo inappropriato della parola #hacker, che, in realtà, ha un significato recondito ma bello.

La definizione di hacker e' la seguente: chiunque si impegna nell'affrontare sfide intellettuali per superare creativamente le limitazioni che gli vengono imposte, non limitatamente ai suoi ambiti d'interesse (che di solito comprendono l'informatica o l'ingegneria elettronica), ma in tutti gli aspetti della sua vita.

Quindi, chiamianoli più opportunamente criminali.

Ad ogni modo, quello che resta è il problema e che, purtroppo, non riguarda soltanto i cornificatori di tutto il mondo (a proposito, sono oltre 36 milioni, in testa l'Italia) ma tutti noi che affidiamo quotidianamente i nostri dati (dal nome, ai gusti e gli interessi, alla carta di credito, ecc.) a questi network, che dovrebbero custodire la nostra #privacy. Tuttavia, non credo che maggiore sicurezza sia la soluzione - non vedo soluzioni, solo rischi -, ma credo nell'uso consapevole di tutte queste piattaforme.