Si sa, spesso per giustificare una tragedia si cerca sempre un capro espiatorio. Molti anni fa, al centro delle polemiche, c'era la musica metal che veniva stigmatizzata come causa della violenza e dei comportamenti aggressivi dei giovani. Poi il mirino dei mass-media si è spostato sulla televisione, accusandola di corrompere le menti dei giovani e portarli sulla cattiva strada. Infine, questo macigno sempre più pesante di accuse infondate, è toccato ai videogame, soprattutto negli ultimi anni dove il realismo è aumentato a dismisura. Ma i Videogiochi rendono davvero aggressivi? Riescono realmente a influenzare le scelte delle persone?

L'influenza dei videogiochi sui giovani

I videogiochi, specie negli ultimi anni, si sono ritagliati uno spazio più ampio di utenti. Basti pensare che fino a qualche anno fa la maggior parte dei gamers venivano definiti come "reietti emarginati" ed il termine "nerd" aveva solo un'accezione dispregiativa. Ormai, complici anche le nuove tecnologie, il gaming è ovunque e alla portata di tutti, facendo quindi decadere tali stereotipi.

Ma allora perché rimane un uso comune indicare la violenza dei giovani come causa dell'utilizzo dei videogame? La risposta è molto facile: è più semplice accusare un fattore esterno che uno interno. Incolpare qualcun altro piuttosto che gli stessi genitori del fallimento dell'educazione dei figli.

L'influenza dei videogiochi nei giovani è davvero minima.

Basti pensare al franchise Assassin's Creed: nella "vita reale" non si sono registrati casi di sette di assassini. Altro esempio lampante è quello della serie sportiva Fifa: i ragazzi sognavano di diventare stelle del calcio ancor prima dei videogiochi sportivi. Possiamo parlare anche della serie automobilistica Need for Speed: i casi di corse clandestine non sono aumentate con la vendita del videogioco.

Il fatto è che i videogiochi, per le persone, sono più delle valvole di sfogo, delle evasioni dalla vita reale, piuttosto che un fattore di influenza. Durante una sessione di gaming possono presentarsi degli scatti d'ira che però restano circoscritti nella situazione e non vanno oltre.

Lo stereotipo del videogiocatore asociale

Una delle accuse più infondate che si possano sentire in questo ultimo decennio è quel che riguarda la mancanza di vita sociale dei gamers più incalliti.

Questo stereotipo ha perso ogni tipo di fondamento nel momento in cui tutto, compresi i giochi, hanno una componente social. Tutti i videogame con una componente online (specie gli sparatutto e i MMORPG) prevedono una comunicazione con altri giocatori. Nonostante si possa giocare in solitudine, c'è sempre una profonda comunicazione con altre persone in tutto il mondo. I chilometri che separano gli utenti vengono abbattuti da una linea ADSL e rende gli esseri umani più vicini, facendoli sentire sempre meno soli.

Rockstar e le accuse perenni

La Rockstar Games è una casa di produzione di videogiochi molto celebre che ha ricevuto sempre pesanti accuse per via dei contenuti poco adatti ai minori. Queste sono state mosse soprattutto verso il famosissimo GTA e Bully (che ha dovuto cambiare nome in Canis Canem Edit).

Nonostante questi siano dei giochi indubbiamente violenti e con contenuti adatti per un pubblico maturo, la Rockstar è sempre stata in grado di indirizzare queste critiche in maniera costruttiva portando tutto a suo guadagno. Il gioco, nonostante fosse vietato ai minori di 18 anni, è stato acquistato anche da minorenni. Di questo la Rockstar non può definirsi assolutamente colpevole.

I videogiochi quindi non rendono più aggressivi i giovani anzi, li aiutano ad evadere dalla routine e a sfogare in maniera positiva i fattori di stress della vita di tutti i giorni.

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