Chi di voi non ha mai sentito parlare di World of Warcraft? È dal lontano 2004 che questo MMORPG (Massive Multiplayer Online Role-Playing Game) tiene incollati agli schermi dei PC milioni di utenti e non ha mai conosciuto profonde crisi. Almeno fino ad ora.Sostanzialmente il gioco non si distanzia molto dalle meccaniche adoperate dai diretti concorrenti di World of Warcraft. Il gioco prevede la scelta di un personaggio personalizzabile. Questo personaggio può essere di varie razze e, ogni razza, appartiene ad una specifica fazione che è in guerra con l'altra.

Le fazioni sono l'Alleanza e l'Orda.La nostra trasposizione virtuale, accumulando punti esperienza (ottenibili attraverso delle quest, ovvero delle missioni di gioco) salirà di livello. L'aumento del livello porterà con se delle conseguenze utili per il proseguimento della nostra avventura nel mondo di Azeroth e non solo.

L'inizio del declino

Restare sulla cresta dell'onda per così tanti anni è un'impresa titanica, ma sembra che la Blizzard Entertainment sia riuscita in questo ammirevole sforzo. Il gioco non è più solo oggetto di discussione tra i videogiocatori: è entrato a far parte della cultura popolare (a tal proposito è utile ricordare il celebre episodio di South Park, "Fate l'amore non Warcraft", che parlava del MMORPG e vinse persino un Emmy nel 2007).La problematica dell'abbandono degli abbonati inizia a palesarsi con il passare degli anni.

Se il picco è stato raggiunto nel 2010, con 12 milioni di utenti paganti, era facile aspettarsi un lento e costante declino.Attualmente gli abbonati sono 6,8 milioni, in calo di 800.000 utenti rispetto all'ultimo rilevamento effettuato.

Troppi anni e abbonamenti salati

Ma perché una fetta di "fedelissimi" ha iniziato ad abbandonare il videogioco che li ha accompagnati nei lunghi pomeriggi (ma anche nelle lunghe nottate)?

Le cause sono molteplici. Se un gioco nasce nel 2004, vuol dire che è da 9 anni sul mercato. Le meccaniche del gioco iniziano a risultare datate, così come è datata la grafica del videogioco (che in realtà non ha mai brillato per ricchezza di dettagli). Inoltre, col tempo, iniziano a cambiare le esigenze dei vecchi giocatori così come dei nuovi.

Diventa quindi difficile accontentare tutti con l'uscita delle espansioni. Soprattutto se quei "tutti" sono milioni di player.

Inoltre la concorrenza per la Blizzard inizia a farsi sentire: molti infatti sono i giochi che non utilizzano più la meccanica dell'abbonamento mensile ma adottano lo stile Free-to-Play (ovvero ci viene offerta la possibilità di usufruire di un gioco gratuitamente ma con delle micro-transizioni al suo interno). Emblematico è il caso di The Elder Scroll Online che ha fatto retro-front abbandonando il sistema di abbonamenti, nel momento in cui è approdata su console, passando allo stile del Free-to-Play verso cui la Bethesda (casa di produzione di The Elder Scroll Online) si era dimostrata contraria.A breve uscirà una nuova espansione di World of Warcraft.

Riuscirà questa a risollevare il re dei MMORPG oppure metterà un nuovo chiodo sulla bara su cui è poggiato il vecchio e stanco gioco di ruolo?